20 Agosto 2022

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NATURAL HORSE TRAINERS Uomini che hanno permesso una migliore comunicazione con i cavalli

Testo del dr. Francesco De Giorgio – Scuola Horse&Dog

www.horsedog.com – www.ilportaledelcavallo.it/horsedog

 

Il mio desiderio è sempre stato ricercare il metodo migliore per approcciare agli animali, evitando inutili brutalità e sofferenze. Con questo spirito ho sviluppato e sviluppo metodi naturali che possano essermi d'aiuto nel ricercare la collaborazione tra uomo e animale. Con questo spirito è anche nata la Scuola Horse&Dog di Roma, unica e vera scuola il cui scopo non è solo educare e rieducare cavalli e cani, ma anche e soprattutto fare cultura, fornendo corrette informazioni sul comportamento animale.

 



Purtroppo c'è ancora troppa confusione, disinformazione, inesattezza, scarsa professionalità e falsi miti, oltre che vere e proprie truffe in questo campo, che non fanno altro che gettare una cattiva luce su questi utilissimi metodi naturali. Credo sia giunto il momento di fare chiarezza, per il bene dei cavalli e di tutti gli altri animali.
Tom Dorrance, Ray Hunt, Buck Brannaman, Mark Rashid, John Lyons, Pat Parelli e non ultimo Monty Roberts sono alcuni dei nomi più noti di trainers che hanno cambiato l'approccio al cavallo, favorendo un metodo più naturale e incruento di educazione e comunicazione. Anche se ad un'osservazione superficiale, i metodi utilizzati da questi uomini sembrano più o meno differire l'uno dall'altro, in realtà la base è la stessa e non potrebbe essere diversamente.


Infatti, i meccanismi di apprendimento negli animali hanno le stesse basi biologiche. Tutto si basa su condizionamento classico, operante, sensibilizzazione e desensibilizzazione. Oltre a questo è necessario tener conto della biologia, dell'ecologia e dell'etogramma naturale delle diverse specie con le quali vogliamo entrare in comunicazione.
Ad onore di questi uomini bisogna dire che hanno avuto la capacità di utilizzare conoscenze pratiche e teoriche, che hanno messo in discussione i vecchi metodi tradizionali basati sulla sopraffazione dell'animale.
Ai nostri giorni va molto di moda il termine "doma dolce" o "doma dei sentimenti", in realtà non c'è nulla di tutto questo, sarebbe molto più auspicabile a mio parere utilizzare il termine "ammansimento naturale".



I detrattori di questi metodi naturali dicono che non funzionano sempre, in realtà ad una prima impressione i metodi tradizionali sembrano avere sicuri e rapidi risultati, ma questo non corrisponde alla realtà, inoltre viene compromessa la fiducia che l'animale può avere nei confronti dell'uomo.
Certo è che i moderni metodi di approccio naturale necessitano di grande competenza, sensibilità, cultura, capacità di ascolto e osservazione, coerenza e pazienza, ma ripagano molto di più in termini di raggiungimento della collaborazione con gli animali.
Convincere e non costringere è la filosofia di base di questi metodi. Mark Rashid dice di ricercare la "leadership passiva" che personalmente definisco "leadership benevola" intesa come ricerca di una "vera posizione autorevole" basata sulla calma, la tranquillità e la determinazione, senza l'uso gratuito della violenza. Una leadership tesa a mantenere la coesione del branco.



Monty Roberts inoltre afferma che un nostro atteggiamento teso, nervoso, irritabile, non è l'ideale nel rapportarsi con il cavallo. Infatti, livelli adrenalinici elevati mettono in allarme il cavallo, ancor di più in quanto preda ed animale di branco, e non permettono il nascere di una corretta interazione. Oltre a questi concetti di leadership, bisogna anche essere in grado di guidare il cavallo nella scelta del comportamento che desideriamo insegnargli. Si tratta di trovare il giusto modo per rinforzare positivamente il corretto eseguimento di un determinato esercizio. Tom Dorrance, uno dei migliori, era solito dire che quando osservava la maggior parte dei cavalieri, si rendeva anche conto che spesso i loro cavalli spesso esprimevano il tentativo di evitare qualcosa, oppure eseguivano in modo forzato quello che il cavaliere chiedeva loro. Questi comportamenti entrano a far parte dell'istinto di conservazione del cavallo che in quei momenti prende fortemente piede.
Un vero trainer dovrebbe sempre tener conto dei molti fattori e delle diverse variabili che fanno capo al forte istinto di conservazione del cavallo e che influenzano la nostra interazione e comunicazione con questi splendidi animali. Spesso trainers, cavalieri e gli esseri umani in generale, pensano egoisticamente solo al loro punto di vista, al contrario si può ottenere molto di più se noi invertiamo la situazione, facendo nostro il punto di vista del cavallo.


Durante i miei corsi spesso mi viene anche obiettato "ma per attuare questi metodi ci vuole del tempo che spesso non si ha", io rispondo che spesso ciò che sembra lento in realtà è veloce, mentre tutto cio' che si fa con la fretta non fa altro che rallentare ancor di più i tempi di comunicazione ed educazione del cavallo.


Per concludere citerei Jean Saint-Fort Paillard, grande campione olimpionico di dressage, medaglia d'oro ai giochi olimpici di Londra del 1948, che già decenni fa affermava: "Non è tempo di liberarsi dei pregiudizi e delle idee ricevute e di rigettare molti modi di fare che non sono veramente più degni degli uomini istruiti e civilizzati che pensiamo di essere diventati? Non bisogna anche prendere coscienza che uno degli errori più costanti del cavaliere è di mancare di onestà intellettuale e di rigettare sul cavallo la responsabilità delle difficoltà incontrate per non dover riconoscere, di fronte agli altri e a se stesso, che esse hanno più spesso per origine la sua ignoranza e la sua mancanza di destrezza?
Quando non è abbastanza guidata dall'intelligenza che, unica, permette di controllare e dominare gli istinti, l'equitazione ha sempre formato e forma sempre, ahimè, troppa gente pretenziosa e brutale. Sarebbe questa una tradizione da perpetuare?
Per secoli la pratica è stata assolutamente predominante, producendo talvolta teorie che, non essendo state passate al setaccio della ragione, non avevano quasi come scopo che di tentare di giustificare la pratica, a posteriori.

Ma il buon senso insegna che la teoria deve al contrario precedere la pratica la quale permette successivamente di verificare sperimentalmente il buon fondamento della teoria ed, eventualmente, di farne scoprire le insufficienze o gli errori."
Osservare, riflettere e sperimentare devono essere passaggi inderogabili nell'avvicinarsi a tutte le cose ed ancor di più se il nostro desiderio principale è di instaurare una corretta comunicazione degli animali, ed in particolare nel rapporto tra uomo e cavallo.

Francesco De Giorgio


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