28 Giugno 2022

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Un piccolo tuffo nella gloriosa storia e nel recente passato dell’equitazione italiana: CAPRILLI, PIERO E RAIMONDO D’INZEO

Prima della rivoluzione industriale e della macchina a vapore costruita da James Watt nel 1769, la forza di traino e di trasporto dell'umanità, spettava ai buoi, agli asini ai cavalli. Nel 1896 si tennero ad Atene le prime olimpiadi moderne, ma bisogna arrivare al 1912 a Stoccolma per vedere l'equitazione ammessa tra i giochi olimpici. Prima di diventare "solo" un atleta il cavallo era il mezzo di trasporto. Il più veloce mezzo di trasporto a disposizione, infatti a quei tempi le emozionanti gare di velocità tra macchine e cavalli erano vinte dai cavalli.

 

Le scuderie in città come Parigi, Londra, Roma nel 18°, 19°, nonchè agli inizi del 20° secolo, erano situate in palazzi a più piani; il maneggio della cavallerizza Bettoni di Brescia, dove mio padre montava da bambino, era al 1° piano in un palazzo di via Marsala. Carrozze e cavalli erano posteggiati per le vie delle città, come oggi sono posteggiate le automobili.
La nascita e l'evoluzione degli sport equestri, dove la potenza del cavallo viene utilizzata anche per il salto, ha avuto origine dalle scoperte rivoluzionarie, per i tempi, di Federico Caprilli. Prima di lui, i cavalli, nelle gare dell'epoca o correvano o…"ballavano sul posto". Negli sport olimpici l'Italia, nell'arco di tempo che va dal 1948 al 1979, ha raggiunto l'eccellenza, grazie ai fratelli: Piero e Raimondo D'Inzeo.

 

Trattasi delle discipline olimpiche del Completo e del Salto Ostacoli, discipline in cui, oltre al senso artistico è necessaria una gran dose di coraggio, coraggio di cui i "fratelli nazionali" non han certo difettato. Piero e Raimondo D'Inzeo, sotto le direttive del padre: Costante D'Inzeo, hanno seguito la cultura e le conoscenze che arrivavano Loro dall'ambiente militare in cui vivevano e lavoravano. Durante tutta la storia dell'umanità, le famiglie principesche occidentali ed orientali hanno sempre tenuto in gran considerazione il cavallo ed i cavalieri, sia per utilità (i bravi cavalieri facevan comodo nelle guerre) sia per mecenatismo artistico. Stessa passione che per la pittura, la scultura, la musica.

Era (ed è) bene per l'educazione del giovane principe, montare a cavallo. La rivoluzione industriale, nel nostro paese in ritardo rispetto al resto dell'Europa, cancellò dalle campagne i cavalli. Ne rimasero ben pochi, in Sardegna, Sicilia, Lazio, Calabria. La scuola militare di Pinerolo, trasferitasi con la capitale a Roma: a Tor di Quinto ed a Passo Corese fu la culla dell'Equitazione Mondiale.

Gli ufficiali degli eserciti del tempo, come gli ingegneri di oggi studiano le macchine per economizzare energie e risparmiare, così studiavano i cavalli, le loro strutture ossee, le masse muscolari, le selle, i finimenti, le imboccature. Nessun problema per maniscalchi e veterinari; a quel tempo i Tods e gli operai meccanici competenti e superspecializzati eran di casa nell'ambiente. E gli ufficiali degli eserciti del mondo frequentarono la scuola italiana per apprendere gli insegnamenti di Caprilli, per poi esportarli nei Loro paesi. Oggi in Australia le migliori selle si chiamano "Caprilli". De Nemethy, ufficiale ungherese, emigrato in U.S.A. e capostipide della scuola Americana, aveva a lungo studiato a Pinerolo. Federico Caprilli era nato a Livorno nel 1868 e rivoluzionò il metodo di preparazione dei cavalli per le reclute dell'esercito italiano e per la monta in gara sul salto. Il coraggioso (si pensi, oltre al coraggio interiore e personale per il bene dei cavalli, alle invidie incontrate…) e geniale ufficiale studiò i movimenti dei cavalli in libertà e capì che i cavalli avrebbero saltato meglio se il cavaliere, invece di pretendere di sollevarli dal suolo, seguendo i rigidi insegnamenti del momento e "lo stile" perpetrato dai Padenghi, buttando il peso del corpo indietro, appendendosi alle redini e di conseguenza alla bocca degli animali, avesse fatto il possibile per rispettare il movimento dell'animale in libertà, facendo coincidere il proprio baricentro con il baricentro del cavallo, nella dinamica della parabola del salto. Dopo Caprilli fine delle torture in bocca per i cavalli, nuovo studio accurato della dinamica della"macchina" cavallo, con sempre più considerazione ed attenzione alla sua potenza, all'abilità nel controllo, rispettando la delicatezza della bocca. Dopo Caprilli e la Sua invenzione della monta italiana naturale: cavalli sempre più liberi, elastici e rispettati. Il simpatico ed intelligente Capitano, purtroppo morì molto giovane a soli 39 anni; gli unici scritti di Caprilli che ci rimangono riguardano il metodo di insegnamento alle reclute.

Le testimonianze migliori sull'opera dell'inventore del nuovo metodo sono le fotografie del tempo del Capitano livornese in gara e non, paragonandole a quelle dei suoi contemporanei. Prima del suo metodo, i cavalli "tirati su" saltavano come massimo 80 cm., dopo di lui, i cavalli lasciati liberi nel loro equilibrio naturale sono arrivati a saltare mt. 2,47. Record tutt'oggi imbattuto dall'argentino Larraguibel che ottenne nel 1942, quattro anni dopo al salto di "soli" mt. 2,43 ottenuto dall'Italiano Cap. Antonio Gutierrez nel 1938 su Osoppo, a Roma, in Piazza di Siena. Dopo la morte di Caprilli lo studio del salto a cavallo "in libertà" passò in mano ad ufficiali e personaggi di altissimo livello e grande cultura. Prima che con i fratelli D'Inzeo l'Italia all'estero in gare olimpiche e non, vinse grazie ai Formigli, Bettoni, Alvisi, Forquet, Borsarelli, Cacciandra, Lombardi, Caffaratti, Valerio, Pinna, Lequio d'Assaba….. Raimondo D'Inzeo erede, continuatore e sostenitore del metodo caprilliano, durante i campionati mondiali del 1998 è stato acclamato miglior cavaliere assoluto al mondo. Come già accennato, con il fratello Piero, entrambi allievi del padre Maresciallo Costante D'Inzeo, hanno stravinto in tutti i paesi del mondo, partecipando ad otto olimpiadi nell'arco di tempo che va dal 1948 al 1976 con ori, argenti e bronzi vari. Nonchè a campionati del mondo, campionati europei, italiani, individuali ed a squadre. Coppe delle Nazioni, Gran Premi in tutti i concorsi ippici internazionali più importanti del mondo.

 

Nessuno ha vinto il numero di Gran Premi Roma di Piero D'Inzeo (per la precisione 7). Vedasi a tal proposito il palmares impressionante in paragone a qualsiasi cavaliere di qualsiasi tempo di. Piero e Raimondo D'Inzeo. Si trattava prima della "macchina cavallo". Ebbene: i cavalli non sono macchine, ma animali docili e sensibilissimi, che vanno capiti e studiati con molta accuratezza per permettere loro di guadagnarsi la pagnotta nei loro nuovi compiti lavorativi di carattere sportivo. I cavalli campioni sono bellissimi, un vecchio cavallo campione non ha il minimo difetto di appiombi. Vive a lungo e bene, forse più di un ronzino se ha la fortuna di avere proprietari colti e sani di mente e di cuore. I cavalli non parlano. Piero e Raimondo D'Inzeo ed i loro allievi che hanno ottenuto risultati degni di nota, tra cui oso collocare anche chi scrive, si vantano di provenire dalla scuola Italiana di Caprilli e di saper montare all'Italiana.

Giovanna Binetti


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