11 Agosto 2022

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Atene 2004: un futuro tutt’altro che roseo!

Dal 17 al 28 settembre scorso, si sono svolte le paraolimpiadi.
Alcune considerazioni personali…

Atene, una città bellissima con tutta la sua antichità, ha accolto atleti disabili provenienti da 175 nazioni sparse in tutto il mondo che hanno gareggiato con spirito agonistico e si sono fronteggiate con orgoglio e volontà di arrivare ad un traguardo, ovvero, conquistare una medaglia.
E' stata una cerimonia bellissima: i decori presentati all'apertura delle Paraolimpiadi (il mare, l'albero della vita, l'abbattimento di tutte le barriere architettoniche), insomma…tutto fantastico!

 

Ma la strada da percorrere è molto tortuosa, vediamone i motivi: il nostro Paese, atleticamente parlando, si trova al trentunesimo posto come preparazione e organizzazione negli sport per portatori di handicap (lo determina la classifica Atene-2004).
Ma arriveremo a Pechino-2008? E in che maniera?
Lo sport per disabili, almeno in Italia, ci sarà ancora? E quali sport saremmo in grado di praticare?

 

Questi discorsi si sono già fatti e ripetuti in apposite riunioni e in sontuosi convegni di categoria (vedi, per esempio, le famose classificazioni dei disabili t2, t51, ecc.., dove, con queste sigle, vengono determinati i vari tipi di disabilità abbinati alla disciplina sportiva).

 

Ma ora entriamo nei dettagli del nostro sport che a noi più ci piace e quello di cui ci stiamo occupando: sì, proprio l'equitazione.
Con sommo rammarico, mi duole constatare, (e credo di non essere la sola), che ad Atene-2004, in rappresentanza dei nostri colori, abbiamo portato un solo atleta impegnato nel dressage che si è piazzato al decimo posto, Mauro Caredda, della società Sportiva Sardegna (ci complimentiamo con il nostro atleta).
La medaglia d'oro è stata vinta dallo svedese Person.

 

Come mai un solo atleta ad Atene-2004?
Probabilmente ci sono dei meccanismi di preparazione a questo sport che non funzionano: proviamo a scavare un pochino e vedere quali potrebbero essere i problemi.
Innanzitutto cercherò di inquadrare a grandi linee la situazione nel territorio di mia competenza, ovvero la città di Roma:

 

– riscontro che ci siano pochi allenatori disposti a seguire un portatore di handicap, vedi ad esempio un disabile visivo (figuriamoci con altri tipi di disabilità);

 

– di conseguenza pochi atleti che pratichino questo sport; coloro che ci riescono sono solamente quelli più tenaci e appassionati. Le persone che hanno dei dubbi (vorrei ma non so, mi piacerebbe…), al primo ostacolo si arrendono perché le strutture sportive non sono preparate ad attrarre questi potenziali futuri atleti a tale disciplina;

 

– credo che le associazioni di categoria preferiscano dare più importanza a sport di categoria, (ad esempio goalbal, torball), rischiando di ghettizzare le persone disabili dal mondo sportivo.

 

Infine, persino gli enti pubblici faticano a venire incontro alle nostre esigenze:
– il comune non è in grado di andare incontro a quelle famiglie con figli disabili mettendo a disposizione buoni taxi e/o pulmini perché quest'ultimi possano essere accompagnati;

 

– le associazioni non hanno fondi sufficenti per garantire un trasporto costante perché devono investire le loro risorse verso quei soggetti bisognosi di assistenza: vuoi per motivi di lavoro o per questioni di salute.

 

– e, per ultimo ma non di poca importanza, alcuni genitori hanno paura, che i propri ragazzi, si possano far male praticando questo tipo di disciplina.

 

Pertanto penso che manchi un più costante e incisivo filo diretto tra enti pubblici e associazioni di categoria.

 

Leggendo un'articolo nel "Corriere dei Ciechi" (organo ufficiale dell'Unione Italiana Ciechi), una professoressa di educazione fisica, di nome paola Talarico, docente presso l'istituto Augusto Romagnoli, ha puntato il dito proprio sul fatto che nella scuola publica non si pratica sport e i non vedenti, senza giusta causa, vengono esonerati dalle ore di educazione fisica.

 

Allora Questo Paese sarà destinato a retrocedere ancora nella classifica se non si ricorrerà al più presto ai ripari?

 

Noi alle Paraolimpiadi del 2008, così facendo, parteciperemo solo con discipline tradizionali, forse, portando a casa un medagliere ancora più scarno di quest'anno.

 

Il trentunesimo posto può essere un bilancio soddisfacente ma sono certa che se si lavorasse con criterio si potrebbe fare ancora meglio!
Bisognerebbe insistere non su una sola disciplina, il dressage, ma far diventare competitivo il salto ad ostacoli, apportando magari alcuni accorgimenti ossia abbassare gli ostacoli saltando al trotto.

 

Ci sarebbe una disciplina che si potrebbe far praticare, soprattutto a quelle persone che hanno delle disabilità psichiche: il workintrade, cioè girando intorno ad un birillo, facendo quindi la serpentina.
Ma, come ho già detto, sono vecchi discorsi che io non mi stancherò mai di ripetere e soprattutto di ricordare agli organi preposti delle organizzazioni sportive per disabili.

 

Questo paese, ha fatto molto per quanto riguarda lo sport per disabili ma c'è ancora moltissima strada da fare se vogliamo risalire la classifica come abbiamo fatto quattro anni fa e presentarci a Pechino-2008 più competitivi che mai!!! I mezzi non mancano.

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