15 Agosto 2022

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Lo sapevate che… L’elefante africano è a rischio di estinzione?

Ogni anno in Africa vengono uccisi 20mila elefanti, e negli ultimi 18 mesi l’avorio in vendita a Bangkok è addirittura triplicato. Se la situazione non si risolve velocemente, l’elefante africano potrebbe essere già estinto nel 2030!

Si dice estinzione la scomparsa di una determinata specie di organismi viventi.

 

Le cause principali di una estinzione possono essere diverse: un mutamento improvviso dell'ambiente in cui vive la specie, tanto che gli esemplari non riescono ad adattarsi; la comparsa di una specie concorrente (per il cibo) o di una specie predatrice. I campanelli d'allarme che segnalano il rischio di estinzione di una specie sono due: la diminuzione dello spazio vitale, cioè dei territori e habitat che questa specie occupa, e la diminuzione del numero di esemplari della specie stessa.

 

Le specie considerate più "fragili" sono quelle più specializzate e che occupano particolari e ristrette nicchie ecologiche, per esempio perché si cibano esclusivamente di un particolare cibo, come il panda, o perché vivono solo su certe particolari isole, come le tartarughe giganti delle isole Galapagos. All'altro estremo, specie onnivore estremamente diffuse e adattabili, come i topi, le mosche, gli scarafaggi e l'uomo, non corrono rischi di estinguersi a meno di eventi straordinari su scala planetaria.

 

Proprio l’uomo oggi si può considerare una delle più grandi minacce per la maggior parte degli animali considerati a rischio di estinzione.

 

Tuttavia, negli ultimi anni grazie anche alle attività di molte associazioni animaliste attive a livello mondiale nella tutela del pianeta e degli animali, la presa di coscienza dell'uomo nei confronti dell'ambiente che lo circonda ha fatto sì che si cominciasse a cercare di porre rimedio agli errori del passato: da ciò sono nati progetti per ricreare animali come l'uro con incroci e selezioni genetiche, come avvenne nel secolo scorso con il quagga e con il tarpan. In più nel 2010 è stata pubblicata la resurrection list (in inglese la lista della resurrezione) con una top 10 in cui dieci animali estinti sono quelli con le maggiori probabilità di essere clonati con successo.

 

Fonti WWF sostengono che attualmente nessuno conosce il numero esatto di specie che si estinguono ogni anno, ma si sa che  oggi minacciato il 23% dei mammiferi e i 12% degli uccelli. Ogni zona del mondo subisce i danni derivati dalle attività umane.

 

Proprio per sensibilizzare tutti i nostri lettori (oltre 70.000 ogni mese) abbiamo deciso di pubblicare sul Portale una razza di un nostro amico animale a rischio di estinzione con cadenza settimanale e gli indirizzi delle associazioni che più sono attive per la salvaguardia del pianeta e degli animali come il wwf.it.

 

Oggi parliamo dell'elefante africano, uno dei tre rappresentanti della famiglia degli Elefantidi, unica sopravvissuta dell'ordine dei Proboscidati.

 

L'elefante africano è il più grande animale terrestre. Mediamente, i maschi misurano 6-6,5 metri di lunghezza, circa 3,2-3,7 metri di altezza al garrese e il peso si aggira sui 3800-5100 kg: sono pertanto mediamente più grandi dei maschi di elefante asiatico. Le femmine sono più piccole, arrivano a 3-3,5 tonnellate di peso e raramente superano i 270-280 cm di altezza; rispetto alla specie asiatica, la taglia delle femmine non ha pertanto sostanziali differenze. Questo animale ha orecchie enormi, che oltre ad assicurargli un udito molto fine sono anche utili per la dispersione di calore. La struttura fisica presenta diverse differenze con il parente asiatico. Il dorso è curvo, il cranio appiattito frontalmente, la proboscide presenta due appendici digitiformi. Le zanne, che sono gli incisivi superiori allungati, sono molto grandi e nei maschi superano il metro e mezzo di lunghezza. Il suo nome scientifico Loxodonta significa in greco "dente obliquo" e si riferisce proprio a queste poderose appendici.

 

Questo animale non è un erbivoro selettivo, ma necessita di una ricca produzione vegetale. La parte preponderante del suo pasto quotidiano è costituita da vegetazione erbacea come le graminacee, ma si nutre abbondantemente anche di fogliame, frutti, corteccia. Grazie alla sua lunga e robusta proboscide è in grado di raggiungere anche i rami più alti. Se non riesce ad arrivarvi, spesso l'elefante ricorre ad una soluzione drastica, e abbatte l'albero per nutrirsi delle sue fronde. Un branco di elefanti quindi esercita un certo impatto sull'ambiente, arrivando anche a disboscare piccole aree di vegetazione.

 

L'elefante è un animale sociale che vive in grandi branchi, che possono arrivare a contare anche una settantina di individui. Talvolta i maschi, specie quelli più anziani, vivono solitari, mentre le femmine solitamente rimangono nel branco tutta la vita. Gli elefanti dimostrano grande attaccamento fra i vari membri del gruppo. Quando un esemplare anziano si accascia al suolo, si possono osservare gli altri esemplari tentare di risollevarlo e rimanergli accanto finché non spira. I piccoli si mantengono all'interno del branco, e sono efficacemente protetti da tutti gli adulti in caso di attacco di predatori. La difesa dei cuccioli è anche uno dei possibili motivi che possono portare un elefante adulto a mostrarsi aggressivo verso gli esseri umani.

 

Questo animale ama molto l'acqua che è fondamentale per rinfrescarsi e pulirsi; usa la sua proboscide per raccogliere parecchi litri d'acqua e spruzzarsela addosso a mo' di doccia. L'elefante è un animale notoriamente molto longevo; vive mediamente 70-75 anni; in almeno un caso noto un individuo ha superato gli 80 anni. Gli elefanti sono diffusi in gran parte dell'Africa subsahariana. Il loro habitat tipico è la grande savana alberata, ma possono adattarsi anche ad altri ambienti (per esempio foreste). In ogni caso, le fonti d'acqua sono fondamentali per questo animale, che difficilmente si trova in ambienti aridi.

 

Solo pochi giorni fa dei bracconieri hanno ucciso uno degli elefanti più grandi del pianeta, Satao, per poi staccargli le zanne a colpi di machete. Con il ritmo attuale gli elefanti potrebbero estinguersi in meno di 15 anni, ma questa settimana c’è finalmente un’occasione concreta per colpire il mercato illegale che alimenta questa strage.

 

Ogni giorno, 50 meravigliosi elefanti vengono abbattuti, spesso per farne inutili collanine. Negli ultimi 18 mesi infati l’avorio in vendita a Bangkok è addirittura triplicato. Il principale colpevole è la Thailandia, dove il mercato dell’avorio è completamente fuori controllo. Il governo thailandese sostiene che è difficile distinguere tra l’avorio legale degli elefanti locali e quello contrabbandato dall’Africa, e che sta adottando un piano per fermarne il commercio.

 

 

Ma dopo 20 anni di ritardi e il recente colpo di stato militare che ha rimesso tutto in discussione, è ora di applicare delle sanzioni che colpiscano profondamente gli interessi della Tailandia, ad esempio proibendo l’esportazione di pesci d’acquario e fiori esotici. L’organismo internazionale che protegge le specie in pericolo può sanzionare proprio la Thailandia finché non fermerà questo massacro di elefanti. Nei corridoi si dice che il Governo di Bangkok stia lavorando per convincere i paesi chiave a votare contro le sanzioni, ma basta che Europa e USA vadano avanti per mettere fine alla strage.

 

L’elefante africano potrebbe essere estinto già nel 2030, ma nei prossimi giorni l’ente internazionale che protegge le specie in pericolo può sanzionare la Thailandia, cuore del mercato illegale dell’avorio. Facciamoci sentire dai nostri rappresentanti, firma anche tu la petizione.

 

Per firmare la petizione clicca qui

 

 

Le Associazioni di riferimento:

www.lav.it
www.enpa.it
www.abolizionecaccia.it
www.oipaitalia.org
www.greenpeace.org
www.wwf.it
www.avaaz.org

www.wwf.it
wikipedia.it
www.avaaz.org


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