29 Maggio 2022

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Il Cavallo si Addice al Cinema – Horse Power XIII

"Spesso il cavallo è stato la chiave del modello buono che si evolveva in modello-eroe"

 

 

I film sono pieni di cavalli. Non può essere altrimenti. La prima memoria evoca il west, naturalmente, ma i cavalli erano in tutte le storie in costume, semplicemente come mezzo di trasporto. Verso la metà dell’ottocento, quando ai cavalli non c’era un’alternativa, arrivò il treno. Per qualche tempo il cavallo cercò di resistere, quante volte abbiamo visto il treno e la diligenza sfidarsi in una corsa parallela, poi il cavallo dovette arrendersi, perché la locomotiva a vapore aveva… più cavalli.

Poi c’è la cosiddetta “formazione”. Il cavallo entrava a far parte di un cartello di modelli buoni, insieme agli altri animali: scoiattoli, i cuccioli, i cani, gli uccelli e i  gatti, e tutti gli altri, erano lo "specchio buono" di noi cattivi umani. Poi ci sono i simboli. E spesso il cavallo lo è stato, la chiave è sempre quella del modello buono che si evolveva in modello-eroe. E quanti film in quel senso, centinaia. Prima di focalizzare un protagonista e un carattere mi lascio andare alla memoria immediata, che è quella che funziona meglio, perché seleziona di getto, in automatico, senza ragionamento.

Elizabeth Taylor è Velvet, dodicenne, che in “Gran Premio”, alleva un cavallo, Pie,  che porterà a vincere il Gran Premio di Londra, travestendosi da fantino maschio. Il cavallo come educazione sentimentale e impegno vitale. Gregory Peck, nel “Grande paese” è un comandante di nave che arriva nel Texas per sposare la figlia di un grande allevatore. Per farsi accettare deve domare un cavallo indomabile, lui che quasi non si è mai seduto su una sella. Ci riesce. Aquilante è il cavallo di Gassman-Brancaleone. L’animale è prudente, è l’opposto del padrone sempre pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo. E’ Aquilante a gestire i duelli, pronto a defilarsi se l’avversario è troppo pericoloso. E se l’avversario non c’è… meglio. Nel “Cavaliere elettrico”  Robert Redford è Sonny, un eroe dei tornei “comprato” da una multinazionale del cibo. Deve cavalcare Rising Star un campione che la compagnia ha drogato per usarlo meglio. Redford se lo porta via, inseguito dalle polizie degli Stati, e lo libera fra le montagne. Ancora Redford, lo sappiamo è l’uomo che sussurra ai cavalli. Un passo indietro: la quadriglia bianca di Giuda Ben Hur, i cui componenti hanno i nomi delle stelle. I cavalli guidano la biga a battere Messala, il romano tiranno. Cavalli come modello di ribellione vittoriosa.  Seabisquitè la vera storia di questo cavallo, piccolo e brutto che negli anni della depressione americana vinceva dovunque. Un cavallo “povero” com’era la nazione in quel momento, ma con una prospettiva di benessere, che poi ci fu.

Pino Farinotti è critico, docente e scrittore. Titolare del “Farinotti” Dizionario di tutti i film, il primo e più completo nel panorama. Collaboratore della maggiori testate nazionali della carta e della televisione, ha firmato libri di saggistica che fanno testo. Ha avuto deleghe, in Rai e nelle commissioni ministeriali, dai Beni Culturali. E’ docente di cinema-letteratura (Università Cattolica, Accademia di Belle arti di Brera, Scuola nazionale del cinema). Ha scritto bestseller tradotti nel mondo che hanno ottenuto premi importanti (Bancarella, San Vidal, Maria Cristina fra gli altri) e da cui sono stati tratti film. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2003, lo ha nominato “Benemerito della cultura”, uno dei più alti riconoscimenti della nazione. La motivazione:“per la sua attività di enciclopedista, docente, saggista e narratore, in vari campi della comunicazione e della cultura. Con una qualità e un impegno che onorano il Paese.”



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Pino Farinotti
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