24 Settembre 2022

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Focus razze equine: il Cavallo Napoletano.

Scopriamo le origini, le caratteristiche e le attitudini di una particolare razza equina. Oggi parliamo del Cavallo Napoletano, attualmente in pericolo: al dicembre 2005 il numero di esemplari iscritti al Registro Anagrafico è di 20 fattrici e 4 stalloni.

Il Cavallo Napoletano è di origini antichissime, si parla di lui sin dai tempi degli Etruschi. E' un cavallo affascinante, tant'è che Il nobile cavaliere napoletano Giovan Battista Caracciolo non si risparmiò in elogi per questi cavalli che mostravano la loro grandezza al passo, al galoppo, in viaggio, in battaglia e nel salto: "… sono di buona taglia e di superba bellezza. Con la loro obbedienza incredibile seguono la musica e si mettono quasi a danzare spontaneamente …".
 
Nel XV secolo, l'Ercolani scrive: "I cavalli neapolitani godevano la più alta fama come cavalli da guerra"; nel trattato del D'Alessandro "Pietra paragone" (inizio '700) si considera il Napoletano come miglioratore di altre razze. Purtroppo i primi anni del '900 segnano l'inizio della decadenza di questa razza come viene riportato dal Mascheroni (1903) ed il Fogliata (1908). Il cavallo Napoletano è attualmente in pericolo: al dicembre 2005 il numero di esemplari iscritti al Registro Anagrafico è di 20 fattrici e 4 stalloni.
 
LUOGO DI ORIGINE:
È allevato esclusivamente in Regione Campania in particolare nella provincia di Napoli.
 
ATTITUDINI:
La conformazione morfologica predispone il cavallo al tiro medio leggero ed alla sella, in particolare alla disciplina del dressage e dell'alta scuola.
 
POPOLAZIONE:
Cavallo di interesse internazionale.
 
ALTEZZA AL GARRESE:
Maschi: 150
Femmine: 150
 
MANTELLO:
Baio, morello, sauro bruciato, grigio.
 
CARATTERISTICHE:
Vivace, ardito e generoso
 
STANDARD DI RAZZA:
– Testa: altera, quadrata, fronte ampia, occhi grandi, profilo diritto convesso nel tratto nasale ed accentuato nell´appiattimento delle narici, orecchie piccole e mobili;
– Collo: muscoloso, lungo elegantemente arcato, criniera folta e lunga;
– Spalla: muscolosa, ben inclinata, lunga, ben attaccata, alta rilevata al livello del garrese;
– Garrese: grosso, elevato, incluso nell´ampia base del collo;
– Linea dorso-lombare: dritta, di lunghezza giusta;
– Groppa: raccolta, larga, quasi doppia, arrotondata, coda attaccata bassa o mediana, folta e lunga;
– Petto: ampio;
– Torace: profondo;
– Arti: proporzionati, molto muscolosi, in particolare i posteriori, asciutti e tendini rilevati;
– Articolazioni: larghe ed asciutte;
– Andature: eleganti, rilevate, incedere maestoso;
– Appiombi: regolari.


DIFETTI CHE COMPORTANO L´ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO
– Mantello: diverso da baio, morello, sauro bruciato e grigio;
– Altezza al garrese: inferiore a 150 cm.

Lo Standard è stato definito da appositi Gruppi di Lavoro; sono stati effettuati i riscontri di campo e sono successivamente intervenute delibere di approvazione da parte della Commissione Tecnica Centrale.
 
DATI STORICI:
I Romani chiamavano Campania Felix, fertile, la parte pianeggiante della regione, attualmente corrispondente a parte del territorio delle provincie di Caserta e Napoli, attraversata dal fiume Volturno, racchiusa tra il mare ed un arco composto dai monti del Matese, del Sannio e dell´Irpinia.
 
Quest´area, soggetta prima alla dominazione etrusca e poi a quella romana, è stata da sempre teatro di grandi allevamenti equini. Nel VII secolo a.C. gli etruschi, esperti nella lavorazione dei metalli e nelle arti equestri, introdussero nell´Italia meridionale anche l´uso del carro da guerra e da corsa.
 
Il cavallo degli etruschi si distingue nettamente, con la sua altezza di 150 cm al garrese, dalle razze occidentali del medesimo periodo, la cui taglia media non supera i 135 cm.
 
Anche dopo il declino degli etruschi, l´allevamento dei cavalli continuò ad essere fiorente e la fama di questi soggetti rimase legata alla loro resistenza e fierezza tanto che Annibale potrebbe essersi fermato a Capua anche per procurarsi i migliori cavalli disponibili in Italia.
 
I Romani poi si limitarono ad utilizzare le razze dei paesi conquistati incrociandoli, per migliorarli, con cavalli berberi importati dal Nord Africa. La selezione vera e propria della razza è fatta risalire nel XIII secolo a Carlo D´Angiò che, vista l´elevata qualità dei cavalli locali, non ritenne opportuno migliorarli con l´introduzione di sangue di altre razze.
 
L'avvento della Repubblica marinara di Amalfi consentì importazioni di cavalli turchi che insieme ai cavalli campani furono la base per la nascita del cavallo neapolitano, apprezzato prima come popolazione indigena e poi come razza.
 
 

Per maggiori informaizoni sul Cavallo Napoletano visitare il sito

 

www.associazionerare.it

 

www.agraria.org

 

 

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