11 Agosto 2022

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Le origini della cavalleria

Il termine cavalleria si riferiva in origine a quella componente di un esercito nella quale i soldati montano e combattono a cavallo. In epoca moderna, tuttavia, i cavalli sono stati sostituiti in larga misura da veicoli a motore.
Sia gli Assiri che i Persiani impiegavano nei loro eserciti soldati a cavallo già dal sec. VIII a.C., ma Filippo II il Macedone e suo figlio Alessandro Magno furono probabilmente i primi a usare la cavalleria come una delle principali forze di offesa (sec. IV a.C.). Il generale cartaginese Annibale impiegò contro i romani nella seconda guerra punica (218 – 201 a.C.) sia cavalieri sia soldati montati su elefanti, tuttavia alla fine i romani impiegarono contro di lui forze di cavalleria superiori, sconfiggendolo nella battaglia di Zama (202 a.C.). In Cina la cavalleria fu usata esattamente dal sec. III a.C. fino al sec. XIX.

 

Benché le prime formazioni di cavalleria fossero particolarmente utili negli scontri più modesti e per compiti di ricognizione e di inseguimento, non erano altrettanto efficaci come unità per un attacco diretto contro la massa di un esercito. I cavalieri europei non hanno fatto uso né della sella né degli speroni fino ai primi secoli dell’era cristiana, quando questi strumenti ausiliari, inventati in Asia, furono introdotti in Occidente. La sella e gli speroni aiutavano il soldato a cavallo a mantenere la posizione e gli permettevano di usare armi come la lancia con forza molto maggiore. I barbari germanici che invasero l’impero romano nel periodo tra i secc. III e V d.C., usavano probabilmente sia la sella che gli speroni; inoltre la loro cavalleria era molto più efficace di quella romana.


La mobilità su campo di battaglia dei soldati a cavallo, o cavalieri, è stata un elemento decisivo in guerra attraverso le varie epoche. Nella fila superiore sono mostrati (da sinistra a destra) un cavaliere romano, un cavaliere medievale inglese con l’armatura da battaglia e un cavaliere del reggimento degli Ironside di Oliver Cromwell, che parteciparono alla guerra civile inglese del sec. XVII. Nella fila inferione (da sinistra a destra) sono: un ussaro francese del tempo delle guerre napoleoniche, un ulano tedesco del 1870 e un Rough Rider del primo reggimento volontari di cavalleria degli Stati Uniti, che prese parte alla guerra ispano-americana.

 

Forse i più abili nel servirsi della cavalleria furono i Mongoli, che invasero l’Europa nel sec. XIII . I loro eserciti, composti esclusivamente da uomini a cavallo, si dividevano in unità di cavalleria pesante, i cui soldati indossavano armature in cuoio e usavano la lancia come arma principale, e una cavalleria leggera composta da arcieri, che non portavano armatura e la cui funzione era di proteggere e sostenere la cavalleria pesante, che costituiva la forza di attacco fondamentale. Muovendosi con rapidità in uno schieramento ordinato, queste armate crearono un impero che si estendeva dalle regioni tedesche al Mar del Giappone.
I Mongoli dimostrarono l’efficacia di una cavalleria molto mobile; tuttavia nell’Europa medievale, procedendosi a munire sia il cavallo che il cavaliere di armature sempre più pesanti, il grande vantaggio della mobilità andò gradualmente perduto. I cavalieri costituivano la forza d’urto degli eserciti feudali; il loro valore, tuttavia, era principalmente esplicabile negli scontri frontali tra opposte cavallerie. Con lo sviluppo delle balestre a breve e a lunga portata, entrambe capaci di perforare le armature, il cavaliere in sella, dai movimenti lenti e impacciati, divenne un bersaglio facilmente vulnerabile.
L’introduzione della armi da fuoco, avvenuta nel corso dei secc. XVI e XVII, cambiò la strategia della guerra, così come la formazione di grandi eserciti regolari. La cavalleria riprese la sua funzione di forza d’attacco mobile e manovrabile e divenne una delle tre unità permanenti degli eserciti, insieme con la fanteria leggera e l’artiglieria pesante. Le forze di cavalleria raggiunsero il vertice della loro efficacia di impiego negli eserciti di Napoleone I, all’inizio del sec. XIX. Egli divise la sua cavalleria in una forza di copertura costituita dalla cavalleria leggera che proteggeva l’avanzata dell’esercito, e una cavalleria pesante che veniva tenuta di riserva per gli attacchi decisivi.

 

Successivamente, tuttavia, alla cavalleria vennero assegnati sempre più spesso compiti di perlustrazione e di scorreria, e le cariche di cavalleria di vecchio stile risultarono sempre meno efficaci contro mezzi di difesa quali i fucili a ripetizione, le mitragliatrici, le trincee e il filo spinato.
La cavalleria continuò, tuttavia, a essere impiegata sul terreno malagevole e in altre particolari circostanze. Durante la prima guerra mondiale la cavalleria fu impiegata efficacemente soltanto in Palestina e, in misura limitata, nell’Europa orientale. La cavalleria montata fu impiegata ancora nella seconda guerra mondiale da alcune nazioni, benché solo i russi cogliessero alcuni successi con essa usandola contro forze motorizzate. I cinesi impiegarono la cavalleria durante la guerra di Corea (1950-1953) e mantennero diverse divisioni di cavalleria montata fino al 1976.
Nel periodo tra il 1918 e il 1939 il cavallo fu sostituito nella maggior parte degli eserciti dai carri armati, dalle autoblinde e da altri mezzi a motore. Negli eserciti attuali il termine cavalleria è stato praticamente abbandonato e le funzioni di tale tipo di unità sono state assunte dalle truppe motorizzate. Gli elicotteri, furono usati sia nella guerra di Corea che in quella del Vietnam in un modo che ricordava la tattica tipica della cavalleria classica; a un’unità di elicotteri dello U.S. Army è stato perfino dato il nome di Prima Divisione di Cavalleria (Aeromobile).



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