5 Ottobre 2022

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Conoscere gli animali e la loro interazione con l’uomo

La differenza tra educare ed addestrare

Troppo spesso i termini educare e addestrare non vengono distinti. In realtà ci troviamo di fronte a due concetti totalmente diversi d’interazione tra uomo e animale, sia esso un cane, un cavallo o un qualsiasi altro animale.
L’educazione è volta a sviluppare comportamenti utili all’animale per realizzare al meglio la sua vita sociale e la sua sopravvivenza. In realtà nel processo educativo il compito del trainer è di portare alla luce e sviluppare ciò che è già presente nel patrimonio di specie ed individuale dell’animale.


L’addestramento al contrario mira a far apprendere all’animale comportamenti che non hanno alcun valore funzionale per la sua specie. L’obiettivo della sequenza comportamentale che viene appresa nelle fasi addestramento resta astratto: esso è costituito dalla soddisfazione del proprietario (Pageat, 1998).
L’educazione può essere definita un processo comunicativo all’interno del quale è la relazione (interazione emotiva, dimensione relazionale-affettiva, coinvolgimento, clima positivo e sentimento di coesione) ad avere un peso predominante rispetto al contenuto (esercizi, compiti, sequenze strutturate e rigide, risultati, ecc.) .

 

Quando il contenuto diventa dominante rispetto alla relazione (che già dovrebbe essere stata sviluppata da una propedeutica educazione, ma che troppo spesso non avviene) possiamo parlare di addestramento.

Se ad esempio volessimo rappresentare graficamente le fasi che si susseguono nell’interazione tra un uomo ed un cavallo all’interno di un tondino, utilizzando un processo educativo che tenga conto della sinergia tra relazione e contenuto e che si basi sull’approfondita conoscenza delle caratteristiche etologiche del cavallo (cioè di tutto ciò che lui già possiede come corredo genetico ed appreso con l’esperienza), si potrebbe avere un risultato simile a quello raffigurato nel grafico di seguito riportato che ripercorre lo stesso percorso che porta alla formazione di un team di successo.
Come si può evincere dal grafico le fasi di costruzione di una vera unità tra uomo e cavallo, utilizzando un processo di “doma etologica”, possono così essere analizzate e sviluppate

Fase 1 – “Studio reciproco” in questa fase compito (linea tratteggiata) e relazione (linea continua) sono discordanti e distanti; abbiamo un alto contenuto rappresentato dagli obiettivi che vogliamo raggiungere nella comunicazione e nell’ammansimento del cavallo ed una bassa relazione rappresentata dalla scarsa conoscenza reciproca e dall’elevata diffidenza o eccessiva confidenza del cavallo verso l’uomo.

Fase 2 – “Emotività” La ricerca dell’attenzione e di gestione della pressione emotiva da parte dell’uomo nei confronti del cavallo comporta una fase di comunicazione assertiva durante la quale l’uomo esprime in modo diretto il suo desiderio di interazione tenendo assolutamente conto dei diritti e della natura dell’animale, abolendo ogni sopraffazione violenta. In questa fase il livello del contenuto si abbassa mentre si stimola la crescita del lato relazionale.

Fase 3 – “Integrazione” L’omeostasi emotiva e la comunicazione che da questa si origina porta ad una vera e propria integrazione tra uomo e cavallo. L’uomo diventa per il cavallo un fondamentale elemento all’interno della sua area di comfort. In questa fase l’aspetto relazionale viene sviluppato con sempre maggiore forza ed anche il contenuto inizia a crescere e ad affiancarsi alla relazione.

Fase 4 – “Efficienza” I passi successivi sono sempre più rapidi e di facile realizzazione. La relazione tra uomo e cavallo diventa la forza motrice che spinge e innalza la performance del contenuto e di conseguenza viene incrementata l’efficienza nel raggiungimento degli obiettivi nella vita quotidiana e nelle sfide agonistiche.

Fase 5 – “Mantenimento” Il mantenimento dell’interazione efficace tra uomo e cavallo diventa un momento delicato. Se in questa fase la relazione viene a ridursi, se il trainer non salvaguarda costantemente anche l’aspetto relazionale concentrandosi invece solo sul contenuto, questo stesso perderà di forza e la performance in termini di raggiungimento degli obiettivi si ridurrà di conseguenza.

Lo stesso processo educativo dovrebbe essere alla base dell’intimo rapporto che lega un uomo ad un cane. La relazione dovrebbe spingere il contenuto e non dovrebbe verificarsi il contrario come spesso accade. La relazione diventa elemento determinante nella nascita, nello sviluppo e nel mantenimento della performance in ogni aspetto della vita quotidiana. Ascoltando attivamente il cane noi poniamo le basi per una relazione empatica promotrice di un vero, unico ed efficace legame tra uomo e cane.

L’analisi qui svolta rafforza il nostro convincimento e la nostra certezza sviluppatasi attraverso la conoscenza scientifica dell’etologia e degli anni di esperienza passati a sviluppare un rapporto più etico e consapevole con gli animali, che non vi può essere altra strada se non quella che salvaguarda l’aspetto emozionale, relazionale ed empatico con l’animale, facendo nostro il loro punto di vista ed incrementando automaticamente e parallelamente una vera e propria interazione anche sotto l’aspetto di contenuto e di raggiungimento degli obiettivi.

Francesco De Giorgio


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