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22 Aprile 2024

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Tutti gli articoli qui presenti sono stati pubblicati in oltre un ventennio e fino al 1 Giugno 2020

Testimonianza di una mamma

Quando ero bambina spesso giocavo con le mie compagne 'alla mamma' e, guardando la mia bambola, mi immaginavo da adulta nell'atto di accudire un bambino vero. Con la fantasia lo nutrivo, lo portavo a passeggio, gli insegnavo a parlare e a camminare.

Tanti anni dopo, quando è nato mio figlio Davide, il mio sogno si è realizzato. Avevo un bambino bellissimo e perfetto. Tutto questo, però, è durato solo pochi giorni. A neanche due mesi dalla sua nascita, infatti, il mio bambino ha avuto un arresto cardiaco che gli ha provocato un gravissimo danno motorio.

 

Ed eccomi nella Cappella dell'Ospedale mentre contratto con Dio. Lo supplico di lasciare sopravvivere il mio bambino. Lo prego di farlo stare bene. Di smentire le terribili previsioni dei medici e in cambio io avrei fatto qualsiasi cosa. Inizia così la mia storia di 'mamma di un bambino disabile' e Davide inizia in questo modo la sua battaglia contro la tetraparesi spastica. Sono passati undici anni da allora. Davide è un ragazzino disabile, certo, ma è anche un bambino intelligente, forte e vivace. Se i primi anni della sua vita sono stati caratterizzati da lunghi ricoveri ospedalieri, da ore ed ore di fisioterapia e infiniti controlli medici, adesso si sono aggiunti tanti aspetti positivi; la scuola, le amicizie , le attività sportive, l'oratorio e anche una bellissima sorellina. Crescere un bambino come Davide non è stato facile.

 

Ci sono stati tanti momenti faticosi in cui non sapevo proprio come fare; tante scelte difficili da affrontare. Ancora adesso le difficoltà non mancano di certo e ogni giorno devo far fronte a problemi nuovi davanti ai quali mi sento impreparata e spaventata. Tuttavia devo ammettere che i momenti felici e le soddisfazioni hanno superato di gran lunga le difficoltà.

 

Ho scoperto che un bambino disabile, se accettato, amato e seguito può crescere bene e vivere un'esistenza tanto felice e 'piena' quanto le persone che comunemente chiamiamo 'normali'.

 

So che il suo futuro sarà pieno di ostacoli, ma sarà mio compito stargli accanto e darmi da fare per migliorare la qualità della sua vita. In questi anni ho compiuto un cammino lungo e doloroso dentro me stessa ed ora posso dire di essere serena.

 

Ho capito che il Signore ci manda i nostri figli non per realizzare un nostro desiderio ma perché si realizzi il Suo progetto in cui tutti noi abbiamo una parte determinante. Sbagliavo quando chiedevo per mio figlio chissà quale prodigiosa guarigione; so che Dio lo ama e ha scelto per lui il meglio. In questa occasione in cui si celebra 'l'anno dedicato alle disabilità' vorrei dire alle mamme che danno alla luce un figlio affetto da handicap di non sentirsi 'abbandonate' o 'tradite' perché il loro bambino è più debole e perché lo vedono soffrire e combattere, già da neonato, contro tanti problemi; al contrario le vorrei invitare a circondare questa nuova vita di gioia e di entusiasmo, lasciando da parte il più possibile la paura, il dolore e l'imbarazzo con cui, purtroppo, spesso i disabili vengono accolti. Infatti ho la certezza che il Signore guarda tutti i disabili con amore infinito perché, anche se noi uomini non capiamo come, sta realizzando anche tramite loro la Sua Volontà.

 

A chi non è coinvolto quotidianamente in queste problematiche e che quindi, a volte, può sentirsi a disagio quando si confronta con una persona in carrozzina o affetta da una sindrome genetica, vorrei dire di non lasciarsi spaventare dall'apparenza ma, al contrario, di considerare la diversità come una ricchezza e un'occasione per migliorare noi stessi. In quanto a me ringrazio il Signore di avermi dato questo figlio; un dono splendido che ha modificato in modo radicale la mia vita e che mi ha resa una donna migliore.

 

PENSIERI SULL'IPPOTERAPIA

Ci si affanna tutto il giorno; porta il bambino 'al calcio'; accompagna la bambina 'a danza' o 'a ginnastica artistica'. Il giorno dopo è la volta del 'la piscina', perché il nuoto fa bene ai bambini. Poi i bambini si devono accompagnare anche a 'musica', perché la musica li arricchisce e li stimola durante la crescita. Queste attività parascolastiche erano vietate al mio bambino.

 

Davide, infatti, è affetto da tetraparesi spastico-distonica e, non potendo camminare, si sposta su una sedia a rotelle. Un po' mi dispiaceva vedere tutti gli altri bambini con i loro 'borsoni' avviarsi felici verso la mamma che li avrebbe accompagnati a praticare il loro sport preferito: Davide invece faceva tantissima attività fisica, ma si trattava di sedute di fisioterapia che, comunque, non sono mai un divertimento. Finalmente un giorno ho sentito parlare di 'ippoterapia'.

 

Mi hanno spiegato che si tratta di un tipo di riabilitazione che si propone di 'usare' il cavallo come mezzo per proporre determinati esercizi alle persone in situazione di disabilità al fine di migliorarne la condizione fisica, psicologica e di relazione.

 

Ricordo che in quel periodo Davide, aveva cinque anni, stava attraversando un momento un po' difficile. Cominciava a prendere coscienza di sè ed era a volte un po' chiuso in se stesso. A volte, invece, sembrava arrabbiato e io sentivo il desiderio di fare qualcosa per lui. Volevo regalargli qualcosa di bello; che lo rendesse felice.

Così iniziammo ad 'andare a cavallo' e Roberto entrò nella nostra vita. Roberto è un 'riabilitatore equestre' e anche l'organizzatore del servizio di ippoterapia che si svolge presso il RONCO RANCH di Cernusco. Soprattutto è una persona di straordinaria umanità ed è subito riuscito a stabilire con Davide un rapporto di fiducia e di simpatia (finalmente un uomo tra tante insegnanti e fisioterapiste donne!!!). Ricordo la prima volta che il mio bambino è salito sul cavallo. Ero preoccupata perché temevo di vederlo piangere o che si spaventasse.

 

Fino ad allora gli unici cavalli che mio figlio aveva visto erano quelle piccole creature di plastica che dondolano se ci metti la monetina. Nessuna paura. Davide è stato subito entusiasta e non ha mai manifestato il minimo problema. Credo che per lui sia bellissimo lasciare, anche se per poco tempo, la vita frenetica della nostra città ed immergersi nella natura, circondato dai campi e dagli animali. Ricordo un pomeriggio d'inverno di qualche anno fa, quando il paesaggio era imbiancato da un leggero velo di neve e la seduta di 'ippoterapia' si è trasformata in una esperienza magica; una passeggiata nel mondo delle favole. Penso che per un ragazzo disabile sia importante lasciare lì la sedia a rotelle e, per una volta, vivere con gioia il proprio corpo. Immagino che, cavalcando, provi sensazioni che non sperimenta mai in nessuna altra occasione.

 

Quando Roberto gli propone determinati 'percorsi' riesce a vivere le situazioni che per altri sono normali, ma che a lui non sono consentite mai, se non in maniera teorica. Per esempio 'gira a destra' 'gira a sinistra', 'facciamo un grande cerchio intorno al birillo', 'entriamo dentro il cerchio'. Inoltre ho notato che pian piano Davide è riuscito a migliorare il tono dei muscoli (molto rigidi) e da un po' di tempo riesce a divaricare bene le gambe e stare in maniera abbastanza stabile sul cavallo. A volte tiene, per brevi momenti, le redini. In particolari giorni quando Davide è abbastanza 'padrone del proprio corpo' Roberto scende dal cavallo (in genere sale con lui) lasciando che cavalchi da solo. Non dimenticherò mai la prima volta in cui il mio bambino è rimasto da solo in groppa al 'suo' Pinocchio. I suoi occhi brillavano per la gioia e l'emozione.

 

E poi tutti che si complimentavano con lui e che gli dicevano quanto fosse bravo. E' stato un giorno incredibile. Sono ormai quasi sette anni che mio figlio pratica il suo sport preferito. Questi anni non sono stati certo facili; ci sono stati per Davide e per tutta la mia famiglia dei momenti di grande difficoltà legati principalmente alla sua salute e, anche, alle sue condizioni psicologiche. Però una cosa è certa.; per Davide il martedi pomeriggio è un giorno bellissimo, perché fuori dalla scuola c'è la mamma che aspetta con il 'borsone' e, finalmente, 'andiamo a cavalcare'.

Sabrina Vitali

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