2 Ottobre 2022

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Martín Hardoy: Sono io o è il cavallo?

L’essere umano vuole essere perfetto. Vuole essere visto perfetto. Vuole essere ritenuto perfetto.
Nella parte più profonda del nostro essere, l’ego è in agguato aspettando il momento di mostrarsi, affinché tutto il mondo parli di noi.

In quelli che hanno scelto il cavallo per essere parte della loro vita, lo si vede tutti i giorni.
“Questo cavallo non gira” si sente dire.
“Il mascalzone non vuole fermarsi” dicono altri.
“Punta l’ostacolo un’altra volta e dagli un frustata in modo che salti e non si rifiuti” raccomandano tanti.
“… se ha saltato ieri perché non lo fa oggi…” pensano alcuni.

 

Mi vengono in mente mille frasi e fatti nei quali si da la colpa al cavallo. Non sarà forse, che a volte la colpa può essere anche nostra?.

 

Quali sono gli elementi che fanno funzionare un binomio?

 

    Lo stato fisico: del cavaliere e del cavallo.
    Lo stato mentale: del cavaliere e del cavallo.
    La tecnica: del cavaliere e del cavallo.

 

Infatti, la realtà è che non si sente dire molto spesso: “…io non posso far fermare questo cavallo, oppure io non lo sto aiutando in modo che salti, o in modo che giri, o in modo che si raduni… oppure, io non l’ho allenato abbastanza e gli sto chiedendo più di quanto può dare”.

 

Stato fisico:


Del cavaliere:
Il cavaliere deve avere equilibrio. Per ciò i suoi legamenti ed i muscoli devono essere forti e ben distesi. Questa qualità farà sì che tutte le articolazioni di chi monta (dorso, spalle, vita, braccia e gambe) accompagnino il ritmo del cavallo; nel saltare, in aria, nella spinta, nel bilancio sopra l’arco della sella e nel contatto della sella con le gambe.

 

I cavalieri che non lavorino il proprio corpo saranno i colpevoli dello sbilancio dei suoi animali, della mancanza di impulso, degli errori nel contatto con la bocca per compensare la mancanza di movimento del corpo, di schiene e reni addolorati che poi andranno contro il buon sviluppo dell’attività del cavallo,  delle mani infiammate e addolorate quando essi si fermano, di difficoltà in una mano o nell’altra dovute a errori di posizioni o mancanza di impulso, di salti di ostacoli a destra o sinistra e di rigidità del collo, che si traducono in complicazioni al momento della guida, oppure nel lavoro nei recinti.

 

La mancanza di un buon stato fisico impedisce il cavaliere di avere un corretto tatto equestre.
Il problema sarà che il cavaliere riconosca quelle carenze.

 

Del cavallo:
Nessuno può dire al cavallo di allenarsi nei tempi liberi e di prepararsi da solo per le gare.
Sarà il cavaliere a pensare quel che dovrà chiedere per allenare l’animale.
Un collo docile, una bocca sana, una schiena forte e muscolosa, arti inferiori potenti, buoni polmoni e gli arti superiori distesi permettendo che le mani non pendano e che abbiano una buona portata, sono responsabilità del cavaliere allenatore che migliorerà al massimo ciò che le limitazioni della morfologia consentono all’animale.

 

Occorrerà osservare anche gli stati fisiologici. L’ovulazione produce nella zona delle ovaie della cavalla dolori che possono interessare un buon movimento di essa oppure una particolare sensibilità nella zona della sella.

 

I denti possono anche provocare dei problemi nello spostamento delle imboccature (la nascita del canino nel maschio è il tipico esempio e l’azione degli elevatori sopra i molari nei cavalli da polo è un altro).

 

Problemi digestivi negli animali che modificano la loro alimentazione li provocheranno un’apatia estrema.

 

Contrazioni dei muscoli, distensioni, lo sviluppo di sovraossa ed infiammazioni delle corde si avvertono dal dolore che causano; l’eliminazione del dolore per continuare nella gara lascia l’animale privo di ciò che la natura gli ha dato per curare le lesioni e così si producono delle incapacità croniche che a futuro provocano l’invalidità dell’animale.

 

Stato mentale

 

Del cavaliere:
La pressione psicologica che provano molti cavalieri spesso costituisce un grosso problema. La voglia di vincere, lo stress e le necessità di una maggiore efficacia nel lavoro quotidiano, la necessità di mostrare per vendere ed i problemi della vita di tutti i giorni, non sempre aiutano nel momento di appellare alla pazienza con il cavallo. Ed è proprio ciò quel che l’animale necessita.

 

Dei cavalli:
Bisogna rispettare i tempi necessari per l’addestramento e per raggiungere un corretto stato fisico e mentale dell’atleta e cioè del cavallo. Non esiste macchina  né allenatore capace di ridurli. Però di solito possiamo vedere nei paddock i fantini che iscrivono i loro animali in gare che li sovraesigono. Nulla diverso potrà fare un cavallo in gara, se non l’ha fatto prima nel tempo di addestramento.

 

Rimanere rinchiuso nei box, il tempo che li si tiene legati, i rumori, le grida e la mancanza di tempo per la ricreazione e degli spazi liberi, può produrre delle fobie, che poi scatenano cattivi vizi e brutti atteggiamenti.

 

Non a tutti i cavalli piace saltare, però molti di essi vivono con l’ansia di dimostrare che possono farlo bene. Non tutti i cavalli da polo godono di trovarsi in campo, però tanti aspettano il momento per correre dietro la palla in modo di sentirsi ancora liberi. Molto spesso si può vedere un cambiamento nell’attitudine degli animali il giorno di una gara rispetto del loro atteggiamento abituale.
Sarà compito del cavaliere determinare se il suo cavallo si trova mentalmente adatto per fare quel che gli verrà chiesto, altrimenti diventerà per tutti e due una grande guerra. Oppure potremmo diventare dei bravi avvocati o architetti se non fossero quelle le nostre vocazioni?.

 

La tecnica.

 

Dell’uomo:
Nessuno è nato saggio, c’è sempre qualcuno che ha un sistema migliore o più innovativo per risolvere la situazione. Colui creda di sapere tutto perde la possibilità di migliorare.
Non è vergognoso non sapere, però invece è vergognoso dire di sapere e dimostrare il contrario. Non esiste un allenatore che provi delle motivazioni nell’insegnare a chi crede di sapere tutto.
L’ideale è superamento e nessuno supera sé stesso se crede che è riuscito ad ottenere tutto ciò che c’era da ottenere. La tecnica si acquisisce e non si perde. L’allenamento fisico, si.
Molti allenatori dovranno essere concenti delle loro limitazioni per permettere l’allievo di continuare a migliorare. Essere sinceri con essi e suggerirli di continuare migliorando con un altro, quando non possano offrirli di più, perderanno un allievo affinché continui a migliorare però arriveranno tanti altri che vorranno fare la stessa strada. Gli allenatori che s’impadroniscano dei loro allievi e parlino cattiverie dei suoi colleghi per conservare i propri clienti, tolgono all’ippica la possibilità di promuovere fantini con qualità e virtù. Oppure i professori dei primi anni di una carriera universitaria sono gli stessi degli ultimi anni?.

 

Del cavallo:
Il cavallo riceverà e darà quel che gli daranno e quel che gli venga insegnato. Aggressività a cambio di aggressività; ignoranza a cambio d’ignoranza; tranquillità a cambio di tranquillità; cordialità a cambio di cordialità; tecnica a cambio di tecnica. Allenamento a cambio di stato fisico; pazienza a cambio di successi. Nessuno può chiedere al cavallo che dia quello che non gli ha insegnato prima a dare.

 

Sbagliano quelli che scambiano la propria impotenza per ottenere un successo, con la punizione, i rimproveri o le botte in bocca degli sconcertati ed impotenti cavalli.
Di sicuro non si domandano se sono loro a meritare quelle punizioni per chiedere più di quanto loro li hanno dato.

 

Qual’è l’obbiettivo dell’attività ippica?. Vincere, essere sul giornale, vendere o superare sé stessi?. Non vince chi esce sul giornale; vince chi riesce a superare la propria ultima realizzazione.
Allora, di chi sarà la colpa, nostra o del nostro cavallo?.
 

Martín Hardoy

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