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23 Maggio 2024

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Martín Hardoy: "I sussurratori di cavalli non parlano soltanto inglese"

Molte volte mi sono chiesto la ragione perché certe persone sentono passione per il cavallo.
Ho conosciuto quelli che non  avendo avuto mai contatto con uno, l’hanno sempre ammirato.

Mi sono chiesto perché quelli che cavalcano rimbalzando e facendo patire i loro corpi, lo fanno con un gigantesco sorriso sulla bocca.
E poi ci sono quelli che, col dito sul telecomando della TV si fermano, chissà per quale strana forza, a guardare quell’immagine di un cavallo che corre in quel programma che hanno scoperto per caso.


Il fatto è che il cavallo si trova nella nostra genetica, si potrebbe dire che è parte dell’informazione che contraccambiano i cromosomi nella trasmissione genetica tra un padre e una madre che creano vita. 
È da secoli che l’uomo si sente sicuro avendo un cavallo vicino. Il cavallo gli consentiva supporre che poteva scappare dal predatore. Gli offriva tranquillità, ammirazione, soddisfazione; e l’ha lasciato col debito e la gratitudine di essere stato esso a trasportalo per lunghi cammini e strade nei tempi nei quali non si sentivano ancora i motori.
Simile sensazione proviamo riguardo il cane, che ci ha permesso di pensare che il giorno dopo avremmo per sopravvivere, il cibo che esso avrebbe cacciato per noi.

 

Tuttavia, e nonostante quella passione che molti proviamo nei confronti del cavallo, ci sono tanti altri che non possono dominare, stando vicini ad essi, la sensazione di timore che l’educazione dei genitori li ha lasciato impressa.
Stai attento che ti può calpestare, non avvicinarti che ti darà un zampata, non correre che scatta e tante altre raccomandazioni per non soccombere ai possibili attacchi di un cavallo.


Ed è perciò che tanti si presentano innanzi a questo meraviglioso animale con paura. La paura è l’incapacità per dominare la situazione. Non è buono né malo….. esiste.
Se ci presentiamo innanzi a un cavallo paurosi, il nostro corpo si muoverà diversamente. Chiamiamo quella maniera di muoversi “Linguaggio Corporale”; ed il cavallo è capace d’interpretarlo e capirlo poiché è l’idioma o forma di comunicazione che utilizza tutti i giorni con gli altri cavalli.


La tensione dei muscoli del corpo, i movimenti veloci e dubbiosi, l’incertezza nel camminare, certa distanza nel toccare sono cose che facciamo senza accorgerci però che loro guardano, capiscono e interpretano e perciò si mettono sulla difensiva. Difatti, non facciamo lo stesso se qualcuno ci sgrida sconsolatamente…?.

 

Capita che una persona con paura, trasmette la propria paura ad un’altra persona dentro un ascensore o nel buio, lo stesso può accadere tra l’uomo ed il cavallo. Chi abbia paura di loro, avrà un cavallo pauroso e di conseguenza sulla difensiva.

 

Lo stesso succede in Africa, in Europa, in America o in qualsiasi altro luogo del mondo. I cavalli reagiscono nella stessa maniera e gli uomini facciamo gli stessi errori. Non è necessario sussurrare in inglese perché i cavalli capiscano. Non bisogna essere vestito in una determinata maniera di fronte a un cavallo per non spaventarlo, e ciò forse andando contro le nostre tradizioni o costumi.

 

L’italiano deve conservare la propria essenza, lo stesso che l’argentino e l’americano. Ognuno deve usare, per andare a cavallo, ciò che gli permetta di sentirsi comodo e bene. Nessuno si sente bene o comodo indossando un vestito da carnevale.
Quanto più comodi ci sentiamo di fronte a un cavallo, più rilassati ci troveremo e ciò farà sentire loro più rilassati. I cavalli sono animali terribilmente socievoli.

Quanto più grande è il gruppo nel quale convivono più sicuri si sentono. Se uno di loro corre… di sicuro c’è una buona ragione per farlo e allora tutti corrono senza chiedersi perché lo fanno. Se tutti stanno tranquilli e rilassati, non ci sarà una ragione per preoccuparsi. Se un cavaliere si mostra tranquillo di fronte al suo cavallo, farà tranquillizzare anche esso. Infatti, la stessa ragione fa che persone nervose abbiano cavalli nervosi.

 

Per poter rimanere tranquilli di fronte a un animale che è quattro o cinque volte più grande e forte di noi, non bisogna andare dallo psicologo. Semplicemente bisogna conoscere in che maniera lavorare con esso e come dominargli, con la maggiore stima e la rigorosità necessaria. Quasi come educare un figlio. Se gli lasciamo fare tutto quanto vuole, diventerà un maleducato e se gli diamo eccessive punizioni, diventerà un ribelle.


Conoscere in profondità l’atteggiamento del cavallo e le regole dell’equitazione, sono le chiavi per perdere la paura.
Vi invito a conoscerli assieme in giugno …………
A presto

 

Martín Hardoy

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