11 Agosto 2022

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Doping o medicine?

Un articolo di Hippocampo per trovare soluzioni vere per una battaglia comune, il nostro sport pulito.

L'occasione principe perché dell'argomento si facesse un tavolo e se ne parlasse pubblicamente senza peli sulla lingua è stata la conferenza stampa della federazione tedesca in occasione del Bundes Championat. Poi l'analisi delle varie vicende degli atleti nelle aule di tribunale. Il caso dell'atleta americana Courtney King Dye e il caso del cavaliere brasiliano Rodrigo Pessoa. Abbiamo scelto un metodo per approfondire il tema e dare molto spazio, innanzitutto ai fatti e alle questioni tecniche. Saperne un po' di più sulle sostanze e su come sono state utilizzate. E solo alla fine abbiamo deciso di fare le nostre riflessioni. Sperando che se ne parli ancora per trovare stavolta soluzioni vere per una battaglia comune, il nostro sport pulito.

 

Warendorf, 6 settembre 2008, quartier generale della Federazione tedesca e del Comitato Olimpico Tedesco per gli Sport Equestri. Nonostante il pallido sole che da queste parti sarebbe bastato per dare a tutti un po' di buonumore, qui si respira un'aria pesante e di grande tensione. La conferenza è in diretta televisiva. Al tavolo siedono tre dirigenti: Breido Graf zu Rantzau, Presidente della Federazione e del Comitato Olimpico per gli Sport Equestri, Reinhart Wendt, Geschäftsführer del Comitato Olimpico per gli Sport Equestri, il Dr. Hanfried Haring, Segretario Generale della Federazione. Nessuno dei tre riesce a celare il loro profondo disagio. Nonostante le 3 medaglie d'oro (2 nel completo e 1 nel dressage a squadre) e un argento e un bronzo individuale in dressage. Tra tutti questi Führer, Grafen, e Präsidenten e l'aria di sofferenza, mi sembra di vivere un film. Il Presidium del DOKR (Comitato Olimpico per gli sport equestri) ha analizzato ieri a fondo la situazione e la prima diretta conseguenza è stata l'accettazione delle dimissioni del "Bundestrainer" ovvero del capo équipe della squadra tedesca di salto ostacoli, Kurt Gravenmeier. Lascia la sua carica spontaneamente, il suo contratto con la federazione termina il 31 dicembre e lui non ha espresso il desiderio di rinnovare l'incarico. Viene sottolineato che la positività ai medicamenti del box A del cavallo Cöster ha letteralmente scioccato il Presidium e la Germania degli sport equestri. "Ci siamo posti delle domande – dice Reinhart Wendt, Capo Missione alle Olimpiadi per le tre discipline olimpiche – come è potuto succedere? Cosa possiamo e dobbiamo fare adesso? È necessario trovare delle soluzioni immediate. A livello di federazione abbiamo fatto molto per non ritrovarci in questa situazione e abbiamo anche chiesto l'intervento del NADA (National Anti Doping Agreement), ma due anni fa ci hanno detto che non potevano assumersi questo onere. Oggi pensiamo di costituire con loro un gruppo di esperti ed è possibile che in futuro ci aiutino almeno per le categorie maggiori". Bisogna dare atto che la Federazione tedesca spende annualmente 480.000 euro per i controlli antidoping e negli ultimi anni ha prestato grande attenzione a questo tema. Federazione e DOKR si propongono di intensificare i controlli, ma non vogliono tralasciare neppure di organizzare altri incontri con tutte le persone a contatto con i cavalli (ad esempio anche i grooms), perchè c'è ancora troppa ignoranza e incompetenza in materia di medicamenti. Già la settimana successiva alla conferenza stampa del Bundes Championat, al concorso di Paderborn CSI 4* i controlli severi e capillari hanno meravigliato tutti; Cayetano Martinez de Irujo (Presidente dell'Unione Mondiale dei cavalieri per le tre discipline olimpiche) con il suo carattere tipicamente latino e allegro dichiarava " Oh, my God, sembrava di essere in guerra o in prigione; e ridendo ci dice " tutti si spaventavano!".
 

Tre domande difficili
 

I Giornalisti, nel corso della conferenza, non sono stati teneri. Abbiamo scelto alcuni dei quesiti ai tre dirigenti. Eccoli di seguito, con le relative risposte.
 

1) Non avete imparato niente da Atene?
Risponde Reinhart Wendt – "I cavalli erano tutti stati testati prima della partenza – dice testualmente – ed effettivamente era stata registrata una positività a medicamenti in Shatterfly montato da Meredith Beerbaum, Cöster montato da Christian Ahlmann e il cavallo di Alois Pollmann cosi come in Bonaparte montato per il dressage da Heike Kemmer. Quest'ultimo aveva avuto un problema al piede e necessitava delle cure, ma ulteriori test fatti ad Hong Kong, dal laboratorio ufficiale, erano sempre risultati negativi. Non abbiamo nessun dubbio sul fatto che sia Kurt Gravenmeier che il veterinario Bijorn Nolting non fossero a conoscenza del prodotto usato da Ahlmann. Noi abbiamo fatto tutto il necessario, ci siamo impegnati, non è stato sufficiente. Ci impegneremo ancora di più in futuro".
 

2) Sapete che in 80 anni questo è il peggior risultato delle Olimpiadi?
Risponde Breido Graf zu Rantzau – "Vorrei sottolineare che qui a Warendorf, in federazione, siamo molto scioccati e ne stiamo soffrendo molto, ma vorremmo ricordare che abbiamo vinto anche 3 ori in dressage e completo e un argento e un bronzo in dressage" Non è irrilevante che il signor Rantzau abbia portato a casa anche un argento individuale nel salto, visto che lo svedese Rolf Goran Bengston è un suo cavaliere e risiede nelle scuderie del suo castello. "È chiaro che – ribadisce il Presidente – 6 cavalli positivi alle olimpiadi debbono farci riflettere, dobbiamo capire a fondo la realtà ed agire di conseguenza. Siamo contro il doping (infatti la Federazione tedesca non ha mai sostenuto in nessuna forma neppure con consigli o assistenza legale i cavalieri positivi al doping), ma dobbiamo essere sicuri di poter curare i nostri cavalli durante il training e sapere che esiste una differenza tra medicamenti e doping, come per gli atleti umani. La tolleranza 0 è forse troppo stretta o non realistica, soprattutto con le tecniche di analisi ed i macchinari utilizzati oggi. Dobbiamo lavorare su tutti i fronti e riprendendo il titolo della conferenza : "Esiste un assoluto bisogno di agire!"
 

3) Cosa ne pensate delle dichiarazioni della Principessa Haya riguardo l'influenza negativa di questi fatti e la possibilità che gli sport equestri possano essere esclusi dai giochi olimpici di Londra?
Risponde il Dr. Hanfried Haring – "No comment sulle dichiarazioni della Principessa Haya. Noi pensiamo che il doping non abbia influenza nelle decisioni di mantenere o meno le discipline degli sport equestri alle prossime olimpiadi. Semplicemente al momento le federazioni non sono in grado di gestire questo problema. Non c'è motivo di iniziare una discussione al riguardo. Ad Hong Kong il completo è stato fantastico, il dressage ha destato molto interesse in un paese dove non era conosciuto, ed il salto ha offerto uno sport di alto livello".
 

Caso FEI contro Courtney King Dye
Diversa da quella tedesca la reazione della Federazione americana che ha assistito la sua amazzone prima e durante l'udienza del 7 settembre richiedendo, inoltre, in caso di una decisione contro la persona responsabile (sempre il cavaliere) che la squadra di dressage potesse mantenere il suo 4° posto. Il tribunale non ha accettato la linea di difesa di Courtney King -Dye il cui cavallo Mythilus è risultato positivo al Felbinac e che sosteneva di potersi appellare all'art 2.1.3 dell'EADMCP (Equine Anti-Doping e Medicational Control Program) in caso di "violazione delle regole del programma per il controllo dei medicinali per contaminazione ambientale". Inoltre, secondo i legali della King, il Felbinac non appariva nella lista delle sostanze proibite come una reale sostanza e non ci sono specifici criteri in questa lista, che lo classifichi come un contaminante. Il tribunale della FEI ha replicato che il Felbinac è un NSAID (non – steroide anti infiammatorio, usato per ridurre l'infiammazione ed il dolore) e, di conseguenza, è classificato per la FEI come una sostanza del Medicament A Prohibited Sustances (vd FEI Equine Prohibited List -VR annexe III). In sostanza il tribunale ha sottolineato che accetta la tesi della politica della FEI riguardo al doping e medicamenti, e cioè che non si intende solo assicurare uno svolgimento leale delle gare, ma dare grande importanza al fatto di assicurare la salute ed il rispetto del cavallo, che deve competere con una forma fisica adeguata ed essere sano. Il tribunale ha comunque considerato e accettato gli argomenti che sia la persona responsabile che la federazione americana (USEF) avessero fatto tutto il possibile per assicurare che le regole dell'anti doping non fossero violate. Ricordiamo che in caso di positività la squalifica è comunque automatica e non deve essere intesa come una sanzione. Il binomio è quindi squalificato dai giochi olimpici. La squadra americana quindi perde il suo 4° posto. Il Tribunale FEI con sentenza del 22 settembre ha imposto all'amazzone americana un mese di sospensione, che ha avuto inizio con la sospensione provvisoria ("provisional suspension") il 21 agosto e ha avuto termine il 21 settembre. L'amazzone, quindi, essendo già trascorso il periodo di un mese, può già partecipare a competizioni. Il caso è chiuso!


Caso FEI contro Rodrigo Pessoa
Il tribunale dice: NON È DOPING. Dopo la sentenza contro l'amazzone americana, la FEI ha deciso di cambiare i suoi avvocati affidando i casi sucessivi a uno degli studi più agguerriti di Zurigo (Lenz & Stehlin). E nel caso Rufus, per due ore i cinque avvocati delle due parti (FEI e Rodrigo Pessoa) e i tre giudici del tribunale FEI hanno dovuto ascoltare in teleconferenza la lunga disquisizione tra il Dr .Terence Wan, che ha certificato una positività con un risultato di 160 picogrammi (1 picogramma = un miliardesimo di grammo), e il ricercatore americano Dr. Tobin che ha dimostrato come una così irrisoria concentrazione può essere rilevata anche con combinazione di più elementi, contatto con sostanze e contaminazione ambientale (indiretta). Così, quel che appariva all'inizio ridicolo (Pessoa negava l'utilizzo del prodotto e il solo collegamento che si poteva fare era che il groom di Rufus usa da anni un antidolorifico che contiene una percentuale di nonivamide) è stato provato scientificamente, con una serie di analisi di laboratorio che hanno dimostrato come una cosi infinitesimale percentuale di prodotto nelle urine, può essere rilevata anche in seguito al semplice contatto indiretto con il prodotto; il tutto ha lasciato spiazzati gli avvocati, seppur questa volta preparatissimi, della FEI. Dopo due ore di dibattito scientifico, il Presidente del tribunale Ken Lalo ha deciso di interrompere la discussione tra "scienziati" e ha chiesto agli avvocati di trarre le loro conclusioni. Chiamato a testimoniare, il Dr. Paul Ferrington, membro della commissione veterinaria a Hong Kong, ha dichiarato che gli stewards hanno tutti svolto un lavoro esemplare. Rufus, così come i cavalli di altri cavalieri "possibili a medaglia" venivano controllati costantemente. Le gambe del cavallo Rufus non presentavano alterazioni o segni di ipersensibilizzazione di nessun genere. E questo dopo cinque controlli di stinchiere e due visite veterinarie. Il tribunale rifiuta la tesi del doping sostenuta dall'accusa per diverse ragioni. Ma ha rifiutato altresì la tesi della difesa di totale contaminazione ambientale. Non ci sono dubbi. Il caso è considerato un "Medicament class A" ed è quindi sottoposto alla normativa EADMCP (Equine Anti Doping MCP -Medical Control Program) e non al WADA Code che sanziona i casi di doping.


Sentenza contro Rodrigo Pessoa
Come si evince dal punto 52 e 57 della sentenza, il tribunale non ha accettato la posizione della FEI e ha concluso che l'accusa non è in grado di provare una violazione doping per diverse ragioni. Quindi si tratta di una caso di medicazione classe A. Dato che il Nonivamide è un Capsaicinoide con struttura chimica e proprietà simili alla Capsaicina ed è qualificato anche come Iper sensibilizzante. Tuttavia i suoi effetti sono meno forti della Capsaicina ed è usato anche come antidolorifico ad uso umano. Nel caso di Rufus non è stato possibile provare che fosse stato utilizzato per sensibilizzare il cavallo.
 

Il tribunale ha quindi considerato:
– Impeccabile la reputazione del cavaliere Rodrigo Pessoa che nella sua carriera sportiva ha visto i suoi cavalli testati per più di 200 volte, senza mai una prova di doping.
– La cooperazione di Rodrigo Pessoa e dei suoi legali nel fornire ogni elemento al tribunale per arrivare ad una conclusione immediata.
– Il fatto che solo recentemente questa molecola sia stata isolata e che la sostanza sia spesso utilizzata dai cavalieri in maniera legittima per uso terapeutico.
 

Da sottolineare, inoltre, che è comunemente usata nelle corse per il riscaldamento muscolare. In considerazione di tutto ciò e dell'esigua quantità (si parla di pico grammi, cioè miliardesimi di grammo) ritrovata, il tribunale ha deciso di imporre una sanzione in accordo all'art.10 dell'EADMCR (e quindi non è considerato doping) di 135 giorni.
 

0,000000000000001% (14 zeri): è doping questo?

In una riunione del Presidium del Club, tenutasi il 6 settembre a Riesikon (GER), grandi riflessioni anche per i vertici dell' IJRC. Nel corso di questa riunione Rodrigo Pessoa ha rassegnato le sue dimissioni alla presidenza del Club. Dimissioni che sono state respinte perchè, secondo quanto si evince dalla sentenza, non è stata rilevata alcuna violazione alle normative doping. Intanto ci si pone una serie di domande su cui, credo, sia indispensabile riflettere.
 

Ci si chiede se era il caso di scatenare una bagarre simile, creare dei capri espiatori? Per cosa poi? Forse alla fine coprirci ancora di ridicolo. Infatti per chi non può seguire a fondo i casi e tutti i risvolti scientifici e giuridici, tutta la vicenda appare una farsa. La gente si chiede. Ma perché se un atleta è positivo al doping è squalificato per due anni e un cavaliere per 30 giorni? E perché un cavaliere per 30 giorni e l'altro per 135? È necessaria una presa di coscienza da parte di tutti i cavalieri. Non si tratta di fare un grande scandalo per uno 0,000000000000001 % (badate con 14 zeri!!!!) cioè un miliardesimo di grammo, o di pensare a quale punizione. Si tratta di rendersi conto che purtroppo non sono casi isolati e che purtroppo c'è di peggio. È necessario correre ai ripari e uccidere il doping e le pratiche non lecite prima che il doping uccida il nostro sport. Onestà, onestà da parte di tutti a cominciare dai cavalieri grandi e piccini. Una parola cosi semplice, ma cosi difficile da mettere in pratica, onestà dei trainer e delle Federazioni nazionali e magari anche un po' più di attenzione da parte FEI ed dei laboratori di analisi. Non è un J'accuse, ma semplicemente una riflessione. Beh, considerati i fatti, il cavaliere viene accusato di doping sempre e comunque, poi il tribunale, considerata l'evidenza dei fatti, la legge e i risultati scientifici non può far altro che ammettere che non si tratti di violazione alla normativa sul doping, ma si tratta di un caso di medicament. E la responsabilità dei veterinari di squadra, dei capi équipe, dei dirigenti federali e trainer consenzienti alle pratiche non corrette dove la mettiamo? Allora UEAA e IJRC vorrebbero una normativa chiara, se è doping pene più severe in linea con quelle degli altri atleti e del WADA Code (da uno a due anni ed esclusione da Olimpiadi e da cariche sportive), e se non è doping… per favore evitiamo le farse. Le sanzioni, emesse dal Tribunale della FEI, non devono far pensare che alla fine tutto è lecito e che ce la si può cavare con poca sospensione. Se le sanzioni non sono state "esemplari" come molti avrebbero voluto è perché nei casi specifici non è stata riscontrata la volontà di doping e una contravvenzione al WADA CODE. La FEI ha giustamente agito con molta forza contro i cavalieri, assicurandosi il supporto di avvocati agguerriti scelti tra i migliori studi di Zurigo, ma il Tribunale ha rigettato la tesi di doping dell'accusa dopo aver ponderato a fondo la documentazione e sentito tutti i testimoni. Ovvero, quel che molti pensavano: il prodotto è stato usato per le gambe, corrisponde al falso. Gli imputati hanno dovuto provare, con analisi di laboratorio e testimonianze degli officials che i prodotti usati, in questi casi (sottolineo IN QUESTI CASI) non sono stati utilizzati allo scopo di creare Iper sensibilizzazione. Questo non significa che nel mondo dell'equitazione siano tutti angeli. Anzi, proprio per evitare che in futuro vengano incriminati coloro che non hanno intenzione di fare trattamenti illeciti ai cavalli, dobbiamo agire subito e perseguire tutti coloro che usano abitualmente queste pratiche poco corrette.
 

Noi la pensiamo così
 

È chiaro che l'International Jumping Riders Club, cioè il club dei cavalieri, é fortemente contrario al doping, per questo motivo i cavalieri finanziano direttamente con alcuni milioni di franchi svizzeri il Medicational Control Program (MCP). Ma è altrettanto vero che i cavalli nel nostro sport sono atleti. Se un atleta soffre di tendinite, di asma o ha bisogno un lenitivo per dolori muscolari viene curato e questo non significa che sia doping (vd.TUE) allo stesso modo noi dobbiamo poter curare i nostri cavalli. Dovrebbero essere stabilite delle soglie e dovremmo iniziare a parlare di "detection time" (tempo necessario per smaltimento residui di farmaci assunti) in maniera seria. Tracciare una linea ben definita tra doping e medication. Siamo d'accordo per le punizioni severe in caso di vero doping e abusi. Riteniamo comunque che non bisogna sempre attendere i Giochi Olimpici per generare scandali di proporzioni colossali di fronte al grande pubblico e alla stampa internazionale, per poi vedere trarre conclusioni lontane dalla realtà. La responsabilità non può essere solo dell'atleta, ma anche della FEI che con controlli e informazioni adeguate, regolamenti chiari e sanzioni proporzionate alla violazione commessa deve vigilare considerando le conseguenze di ogni suo intervento o presa di posizione, affinché non sia arrecato danno allo sport e tutto si possa svolgere con fair play. Ci sentiamo inoltre di fare un chiaro appello alle Federazioni nazionali, le cui autorità si compiacciono di ritirare premi alle cerimonie ufficiali o dividere i momenti di gloria in caso di vittoria, ma troppo spesso abbandonano l'atleta nel momento della sconfitta, di problemi di salute o in caso di doping, proprio nel momento in cui l'atleta si sente colpevole e perso. Nel nostro sport, dove i cavalieri non hanno un manager alle spalle, non sono preparati ad affrontare situazioni difficili a gestirsi anche per una federazione ben organizzata o per la FEI stessa. La federazione nazionale dovrebbe stare loro accanto, almeno consigliandoli per quanto riguarda i rapporti con la stampa o riguardo la scelta dei legali al fine di evitare spiacevoli e grossolani errori che sono controproducenti per lo sport in generale. Invitiamo stampa, pubblico ed appassionati a non cedere ad isterismi collettivi dettati dall'emozione del momento (attacchi inspiegabili che hanno coinvolto anche famigliari degli atleti e ragazzi minorenni creando situazioni gravi e spiacevoli), ma invitiamo ad avere reazioni fondate sulla razionalità. Nel porgere a tutti le più accorate scuse da parte dei nostri colleghi, esterniamo la forte volontà dell'IJRC e degli atleti delle discipline olimpiche di praticare uno sport in serenità nel rispetto dei cavalli, che possa coinvolgere il grande pubblico senza essere eccessivo per i nostri cavalli. Ci dichiariamo pronti a lavorare seriamente con le autorità competenti al fine di poter evitare questo genere di problemi.

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Eleonora Ottavini
Hippocampo n.10 – Ottobre 2008


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