14 Agosto 2022

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Parco La Mandria, la Rubbianetta e il Centro Internazionale del Cavallo. Eccellenza o Cattedrale nel deserto? Una realtà che forse ci regalerà una bella sorpresa nell’uovo di Pasqua.

In effetti, avrebbe potuto essere un fiore all’occhiello per l’Italia e soprattutto per il mondo del cavallo ma beghe politiche neppure ben comprensibili lo hanno reso uno dei tanti esempi di spreco e mala gestione che infangano il nostro paese.

Il Parco, Situato all’interno del sistema della Venaria Reale, rappresenta una realtà con peculiarità specifiche: costituisce una delle maggiori e più rilevanti realtà di tutela ambientale del nord-ovest d'Italia in cui vivono liberamente o allo stato semibrado diverse specie di animali selvatici e domestici; conserva il più significativo esempio di foresta planiziale ancora presente nella regione Piemonte (per questi motivi è stato dichiarato Sito di Importanza Comunitaria all'interno della Rete Natura 2000); è il parco storico cinto da mura più grande d'Italia (il secondo in Europa); è sede di una delle residenze sabaude, gli Appartamenti Reali di Borgo Castello, dichiarate dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.


La Mandria vanta, inoltre, un considerevole patrimonio storico-architettonico costituito da oltre 20 edifici tutelati, tra cui la Cascina Rubbianetta, oggi sede del Centro Internazionale del Cavallo, costituito da un impianto capace di accogliere le realtà sportive di ogni livello tecnico, con i suoi 65 ettari che, collocati in un contesto privilegiato come il parco Regionale La Mandria, rendono il complesso un luogo ideale per tutte le attività inerenti il cavallo.

 

Le solite follie di una Italia che non sa valorizzare il proprio territorio.

 

Tutto nasce attorno alla metà del XIX secolo, quando Vittorio Emanuele II, il re cacciatore, innamorato del suo territorio e della “bella Rosina”, decide di realizzare la sua riserva di caccia in un sito da favola, 3200 ettari recintati.

Nel 1863 vengono terminati i lavori della Cascina Emanuella, in omaggio ad una delle figlie. Il bell’edificio, a forma di ferro di cavallo, viene poi ribattezzato in Cascina Rubbianetta, nome che ancora oggi ci è arrivato.


Sembra una bella fiaba e invece, un paio di anni fa, il governo Monti la indicherà come uno dei grandi sprechi, a pieno titolo nella spending review.


Il progetto del recupero si inseriva nell’ampio contesto restaurativo della Venaria Reale, promosso dall’Unione Europea e curato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte, e vanta il titolo di più grande cantiere d’Europa nel campo dei beni culturali: una vera eccellenza! Così il 27 giugno 2001, Regione, Università di Torino, UNIRE e FISE si costituiscono in Fondazione e stipulano un accordo a sostegno del nuovo progetto.

Si comincia con il Dressage che, nel 2007, disputerà sui nuovissimi campi niente di meno che i Campionati Europei. Un inizio ambizioso, che lascia sperare un futuro radioso e invece…
L’UNIRE di Franco Panzironi, pur partecipando ai consigli d’amministrazione, non mantiene fede alla quota annuale di sua competenza e comincia così il tracollo. Ma si va avanti, c’è ancora la Regione, la FISE e, seppur in misura ridotta, l’Università.

Nel 2010 in FISE c’è però il ribaltone e il Presidente Cesare Croce, non solo membro del CdA del Centro Internazionale del Cavallo ma vero e proprio fautore del progetto, viene sostituito da Andrea Paulgross che, con assoluta cecità, prima diventa latitante e poi abbandona definitivamente senza adempiere agli impegni presi.

I costi sono altissimi e i debiti sempre più pesanti.
Chi ne fa’ le spese? Ovviamente i cavalli e con loro direttamente e indirettamente tutti gli Italiani.

Nell’aprile 2011, la stampa locale titola: “La Mandria con i conti in rosso. I cavalli restano senza foraggio”. In capo a qualche anno questo miracolo italiano, valutato come sito culturale più visitato dai turisti di tutto il mondo, passa dalle stelle alle stalle.

Agosto 2013 parte una interrogazione in giunta regionale in cui viene chiesto quale futuro si prospetta per il Centro e per i suoi dipendenti. Risponde in merito il Vicepresidente Gilberto Picchetto che valuta il commissariamento. Queste pesantissime parole suonano come una campana a morto per un bene incredibile che non si è voluto sostenere e che vediamo agonizzare e deperire giorno dopo giorno.

La speranza è ultima a morire.


Qualcosa però bolle in pentola e sembra che il Commissario Roberto Rosso qualche asso nella manica ce l’abbia per riportare un po’ di lustro a una realtà che da tempo via via va spegnendosi.

Non siamo certi e non sono ufficiali le voci che ci sono giunte ma ci fanno ben sperare che nell’uovo di Pasqua potremo trovare una bella sorpresa a vantaggio di tutti gli appassionati del cavallo e non solo.

Incrociamo le dita e tocchiamo ferro.
 

redazione




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