29 Gennaio 2023

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Il Ministero convoca le associazioni degli Ippodromi

Si corre regolarmente anche negli ippodromi che avevano annunciato la sospensione di attività

ANI – COORDINAMENTO IPPODROMI – FEDERIPPODROMI – UNI
CONFERENZA STAMPA

Roma 14 aprile 2016
 
PREMESSA
Le Associazioni delle società di corse (ANI, Coordinamento, Federippodromi e UNI) hanno indetto questa conferenza stampa per evidenziare l’attuale e drammatica situazione che le imprese del settore attraversano e che, in assenza di adeguati interventi, rischia di travolgere l’intera filiera ippica.


Nessun imprenditore si augura di produrre in perdita e in gravi condizioni economico-finanziarie, bensì opera e rischia per produrre ricchezza, certamente, nemmeno immagina di sospendere o cessare la propria attività.


Le associazioni imprenditoriali si sono esposte con un’iniziativa che non ha precedenti nella storia dell'Ippica italiana, in quanto si ritengono responsabili del destino delle centinaia di famiglie dei loro lavoratori, delle possibilità di allenamento delle migliaia di cavalli ospitati presso i propri centri di allenamento e degli operatori che li seguono, del presidio e della manutenzione di importanti asset pubblici come gli ippodromi comunali, del gettito erariale e contributivo che la filiera genera anche attraverso la raccolta delle scommesse.


Questa breve premessa è necessaria per mettere in risalto lo stato d’animo delle persone che hanno la responsabilità della gestione delle società di corse che, in questo momento, sono costrette a compiere scelte dolorose che mai avrebbero voluto adottare.


Entrando, ora, direttamente nel tema in questione è necessario chiarire subito che tutte le società di corse, ad eccezione di quelle aderenti a SDCA (Taranto, Follonica e Firenze) hanno respinto con forza le proposte del MiPAAF relative al taglio delle risorse e alla trasformazione del rapporto contrattuale, che da sempre ha regolato i rapporti tra le società e l’UNIRE e l’ASSI, prima, e il Ministero, dopo, in una sorta di “contribuzione” quantificata e elargita discrezionalmente dal MiPAAF.


Il motivo della nostra avversione sta nella consapevolezza della assoluta incongruità delle risorse messe a disposizione e nella totale assenza di un contraddittorio tecnico-giuridico sulla natura giuridica del rapporto è sulle modalità operative di erogazione delle risorse stesse .


Una grande parte di queste società, e precisamente le società che gestiscono gli ippodromi di Roma (Trotto e Galoppo), Bologna, Cesena, Torino, Pisa, Varese, Merano, S.Giovanni Teatino, Grosseto, Villacidro, Mediterraneo (Siracusa), Foggia, Palermo, Montegiorgio sono state costrette, per le oggettive ragioni che di seguito evidenzieremo, a sospendere l’attività ippica negli ippodromi.
Altre società, per varie e differenti ragioni, hanno ritenuto di continuare, al momento, la propria attività.


Ma è pacifico che tutte le associate e altre società che non aderiscono all'agitazione hanno già adito, o dichiarato di farlo a breve, le vie legali per vedere annullati tutti gli atti compiuti dal Ministero, ritenuti illegittimi, che stravolgono il normale esercizio delle “imprese ippodromo” trasformandole, non in soggetti “senza fini di lucro” (che comunque devono raggiungere il pareggio) ma addirittura  in “associazioni o club” nei quali i soci, ogni anno, ripianano le perdite di tasca propria.


Tali contenziosi si possono e devono evitare perché non portano a nulla nell'immediato e avranno come esito solo l’affossare definitivamente un settore in buona parte già distrutto.


RAPPORTI CON IL MiPAAF
Occorre, ora,  brevemente riassumere i rapporti contrattuali intercorsi nell’anno 2015.
Per il periodo gennaio-marzo 2015 il MiPAAF proroga i contratti con le società di corse, in essere a fine 2014, ma riducendo i corrispettivi, e comunica la volontà di raggiungere un nuovo accordo secondo i dettami del parere del Consiglio di Stato del 10 dicembre 2014.


In data 31 marzo 2015 il MiPAAF trasmette alle società di corse una nota con la quale comunica la proroga dei rapporti contrattuali fino al 31 luglio 2015 e l’avvio di procedimento, ai sensi dell’art 7 della legge 241/1990, per la definizione di un nuovo accordo. Seguono numerosi incontri, atti istruttori e richieste di pareri necessari per la nuova disciplina del rapporto contrattuale.


In data 28 luglio 2015, il MiPAAF, a conclusione del procedimento amministrativo avviato, considerati i pareri del Consiglio di Stato, dell’Agenzia delle Entrate mutuato dalla sentenza della Cassazione del 25 gennaio 2015 (tutti espressamente richiamati nel decreto n. 53561) approva l’accordo transitorio che regola i rapporti contrattuali e all’articolo 3 riconosce la natura di corrispettivi alle erogazioni che sono remunerative dei servizi resi, confermando tra l’altro lo stanziamento di 57 milioni di euro in favore del comparto società di corse.


Nei mesi autunnali si avviano le riunioni per addivenire ad un nuovo accordo tra le parti per l’anno 2016 e nel mese di settembre tutte le associazioni degli ippodromi inviano loro proposte al Ministero, così come richiesto. Solo il 26 ottobre il MiPAAF convoca tutte le società per presentare una proposta di convenzione (mai sovvenzione) ed il Direttore Generale annuncia un taglio di risorse per il settore di 20 milioni di euro.


Tutti i rappresentati delle società di corse manifestano la loro preoccupazione e richiedono, più volte e con note ufficiali, da novembre a marzo, incontri sul tema delle risorse al sottosegretario on.le Castiglione. Dette richieste non hanno avuto alcun seguito.


In data 28 dicembre 2015 le società di corse ricevono dal MiPAAF il DM 4442 (Criteri generali per l’erogazione delle sovvenzioni in favore delle società di corse e per la classificazione degli ippodromi) e il documento di Accordo per la disciplina del rapporto tra MiPAAF e società di corse per il periodo 1 gennaio 29 febbraio 2016. Detto accordo pur introducendo “un anomalo concetto di sovvenzione” continua a definire corrispettivi le erogazioni fatte alle società di corse per i servizi resi.


Detti atti sono  stati  impugnati presso il TAR da molte società di corse.
Nel corso della riunione del 10 febbraio 2016 lo stesso MiPAAF comunica a tutte le società che l’accordo per i mesi di gennaio e febbraio, predisposto dallo stesso Ministero, è da ritenersi nullo dopo le osservazioni della Corte dei Conti.


Il 26 febbraio 2016 il MiPAAF notifica il DM 681 del 23 febbraio 2016 che conferma il precedente DM 4442 con lo stralcio dei commi 2) e 3) dell’art. 14 che riguardano i rapporti convenzionali 2016. Anche quest’ultimo DM è stato impugnato.


Di fatto dal 1 gennaio 2016 tutti gli ippodromi italiano prestano i loro servizi senza contratto e non ricevono alcun corrispettivo.



INACCETTABILITÀ DELLA NATURA DEL RAPPORTO IMPOSTO DAL MiPAAF
In data 25 marzo 2016 il Direttore Generale adotta il decreto 24307 che trasforma in maniera unilaterale la natura delle società di corse in sovvenzioni, senza alcun collegamento con i servizi resi.
Si evince quindi che il Ministero ha modificato la natura del rapporto giuridico, da corrispettivo a sovvenzione, rispetto al decreto del luglio 2015 quando erano già noti i pareri del Consiglio di Stato, dell’Agenzia delle Entrate e la sentenza della Cassazione senza che vi sia stato alcun cambio normativo, o di quadro generale mutato.


Il provvedimento appare motivato solo dall’interesse del MiPAAF di evitare il confronto con le società di corse per la determinazione di un equa remunerazione dei servizi resi e per ridurre i corrispettivi in favore delle società di corse da 57 milioni a 49,5 milioni.


Il Ministero, pur essendo consapevole, non tiene conto che il taglio dei corrispettivi, come più volte pubblicamente dichiarato, non consente l’organizzazione dell’attività ippica negli ippodromi con il mantenimento dei servizi e dei livelli di sicurezza richiesti. Infatti ogni anno vengono ridotte le risorse al comparto e alle società, ma vengono mantenuti inalterati gli obblighi ed i servizi da rendere all’intero comparto. Non può essere questo il metodo del MiPAAF per fare selezione, se questo è l’obiettivo lo deve dichiarare e assumersene le responsabilità.


L’ultimo decreto del marzo 2016 per determinare la sovvenzione impianti fa riferimento alla delibera 3400/2005 relativa al modello Deloitte dell’allora UNIRE. Non tenendo conto delle mutate condizioni del settore che nei 10 anni trascorsi è piombato in uno stato quasi comatoso, vengono aggiornate le schede tecniche dei singoli ippodromi con le giornate di corse, il volume delle scommesse, il numero dei cavalli, tutti indicatori del tutto stravolti e mutati nel corso degli anni.


Nel luglio 2015 il Ministero prese a riferimento i dati del 2014, mentre ora si aggiornano i parametri e quello delle giornate di corse viene aggiornato sul calendario 2016 (deliberato il giorno prima) addirittura contrariamente a quanto previsto dal modello Deloitte che prevede l’aggiornamento sull’anno precedente.


A proposito del nuovo decreto DM 442 di valutazione degli ippodromi è peraltro opportuno  evidenziare che il lavoro richiesto da Federippodromi alla società Protos  certifica che solo due tra i migliori 20 ippodromi del mondo rientrerebbero nella prima fascia italiana cui il Ministero inserisce invece 5 ippodromi italiani. Tutto ciò evidenzia chiaramente la china, rigida e senza il necessario contraddittorio tecnico giuridico assunta nella attività di Governo del settore dal Ministero.


Entrando nel merito del citato decreto del 25 marzo all’art. 1, citando il DLGS 449 del 1999, da atto del compito in capo all’UNIRE (ora MiPAAF) dove si parla di finanziamento per i servizi resi.
All’art. 3 dove si cita l’ammontare della sovvenzione le disponibilità finanziare per l’anno 2016 operando la somma delle varie voci si riducono ulteriormente a 47,49 milioni di euro, inspiegabilmente per somme già impegnate delle quali non si fornisce alcuna spiegazione.


Tra le altre cose analizzando l’allegato dei costi ammissibili, i costi di pubblicità non possono superare il 5% della sovvenzione mentre quelli del compenso agli amministratori possono arrivare fino al 10% oppure il canone di affitto fino al 15%. Questi numeri ci sembrano una anomalia. Ma soprattutto non potendo superare la sovvenzione i cosiddetti costi eleggibili (che non sono tutti i costi di gestione es gli interessi passivi pagati alle banche sono esclusi) le società di corse dovranno svolgere la loro attività caratteristica in perdita, e pertanto non potranno continuare ad essere società di capitali.


L’art. 10 contempla le garanzie da presentare che corrispondo ad una buona parte dell’intera sovvenzione. In pratica andranno presentate garanzie fideiussorie per un ammontare complessivo da tutte le società di corse pari a circa 35 milioni di euro. Nelle condizioni attuali solo pochissime realtà potranno ottenere simili garanzie.


ASSENZA DI RISORSE FINANZIARIE
È evidente che il complesso delle disposizioni contenute nel detto Decreto n. 24307 del 25 marzo 2016, nel modificare radicalmente la qualificazione dei rapporti con le Società di corse rende, altresì, inconfigurabile l’effettuazione di qualsivoglia pagamento alle stesse almeno fino al mese di ottobre 2016 (tenuto conto dei tempi necessari per la registrazione del Decreto e gli adempimenti dell’UCB, nonché dei termini di vacatio previsti dall’art. 4, commi 2 e 3, e dall’art. 5, commi 5 e 6, dello stesso Decreto), con conseguente palese, per le Società medesime, di mantenere la continuità aziendale.


Ciò in considerazione del fatto che, a far data dal mese di gennaio 2016, le Società di corse stanno erogando le prestazioni inerenti il servizio in difetto di contratto e di qualsivoglia remunerazione e, ancor più, che il Ministero non onora le proprie obbligazioni di pagamento a far data dal luglio 2015.


Si ribadisce che, ai sensi di legge, il “mercato dell’ippica” è controllato e gestito in via esclusiva dal MiPAAF e, quindi, le società di corse operano in una condizione di dipendenza economica dal Ministero che è il loro unico “cliente”.


Considerato siffatto stato di cose, le società che gestiscono gli ippodromi prima elencati sono impossibilitate a continuare la prestazione dei servizi a favore del MiPAAF, senza correre il rischio di una gravissima compromissione della propria situazione finanziaria che metterebbe in pericolo la continuità aziendale.


E’ noto che l’attività di gestione degli ippodromi è caratterizzata, prevalentemente, dall’utilizzo di manodopera diretta e/o indiretta che comporta l’immediato pagamento delle prestazioni e degli oneri previdenziali e fiscali connessi. In mancanza le  società e, per esse, i loro legali rappresentanti si coprirebbero di gravi profili di responsabilità, anche penale, che metterebbero a rischio l’incasso dei crediti maturati (Durc, art. 48 bis Dpr 602/73, ecc.)


Si tenga conto che la vacazio contrattuale e la nuova disciplina dei rapporti, imposta arbitrariamente dal Ministero, rendono impossibile accedere all’anticipazione dei crediti maturati presso il sistema bancario.


Questi sono i motivi che hanno costretto dette società ad assumere la dolorosa decisone di sospendere l’attività.
 


INADEGUATEZZA DELLO STANZIAMENTO
Sulla incongruità dello stanziamento destinato dal MiPAAF alla remunerazione dei servizi resi dalle società di corse si è già detto tanto, soprattutto, nella precedente conferenza dello scorso novembre. Tuttavia vale la pena evidenziate pochi semplici dati che fanno emergere la gravità dello stato in cui versa il settore degli ippodromi.


Dai dati dei bilanci del 2014, ultimi depositati,si evince che le società di corse, nell’insieme, hanno avuto un reddito operativo negativo per euro 4,658 milioni e hanno riportato una perdita netta di 5,941 milioni. Si tenga conto che la somma complessivamente stanziata e pagata dal Ministero nel 2014 ammontava ad euro 60,5 milioni.


I dati del 2015 non sono ancora ufficiali ma è certo che le perdite sono aumentate a dismisura.
 


GRAVI RESPONSABILITÀ DEL MiPAAF NELLA GESTIONE DEL SETTORE PROSSIMO AL “DEFAULT”
Spiace dirlo, ma per la lunga seria di atti e provvedimenti improvvidi adottati, (non riguardanti solo le società di corse) il MIPAAF sta decretando la fine dell’ippica italiana provocando gravissime conseguenze a migliaia di famiglie, che operano nel settore, e sta mettendo a rischio l’esistenza del patrimonio equino nazionale.


CONCLUSIONI
Si spera che in questo stato di cose il buonsenso prevalga. Le società di corse auspicano un intervento immediato del Ministero per rimuovere le cause che hanno determinato siffatta grave ed insostenibile situazione che determina un vero e proprio assurdo giuridico.


Non è possibile lavorare in un clima di macchinosità burocratica e in totale mancanza di dialogo , le nostre associazioni imprenditoriali sono pronte a sospendere ogni agitazione se convocate per la creazione di un tavolo tecnico-giudico.

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