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Focus razze equine. Il Pony di Esperia: un pony da valorizzare

Ogni giovedi scopriamo le origini, le caratteristiche e le attitudini di una particolare razza equina. Oggi pariliamo del Pony di Esperia: un pony da valorizzare

Di grande resistenza, particolarmente frugali, rustici e perfettamente adattati ad un ambiente molto severo e difficile, piccoli di mole,dal mantello nero e lucido. Sono questi gli aggettivi ricorrenti con i quali – nei rari scritti descrittivi esistenti – si connota il CAVALLINO DI ESPERIA, una sorta di "pony ciociaro", come è stato definito, dal portamento fiero e dal carattere vivace,insediato allo stato brado soprattutto nei Monti Ausoni, nei Monti Lepini e nel massiccio del monte Cairo.

 

Sorprende in primo luogo nel Pony la sua rusticità, la capacità cioè di vivere in ambienti particolarmente aridi, brulli, ignorando la mancanza di acqua per lunghissimi periodi, nutrendosi di arbusti di cardi, della pochissima erba di quei luoghi selvaggi e solitari e sopportando i venti, le piogge, il freddo più rigido ed il caldo più soffocante con una "indifferenza" davvero incredibile.

LUOGO DI ORIGINE:

Provincia di Frosinone, Monti Ausoni (Regione Lazio).
 
ATTITUDINI:
Originariamente utilizzato per la soma, oggi impiegato come pony da sella.
 
POPOLAZIONE:
Cavallo di interesse nazionale.
 
ALTEZZA AL GARRESE:
Maschi: 138
Femmine: 132
 
MANTELLO:
Uniformemente morello; è ammessa la presenza di tracce di balzane e tracce di stella. Criniera e coda con crini abbondanti.
 
CARATTERISTICHE:
Vivace, attento e docile, è un animale estremamente sobrio, frugale e resistente alle avversità.
 
STANDARD DI RAZZA:
– Testa: corta, conica con profilo rettilineo;
– Collo: proporzionato, non eccessivamente muscoloso;
– Spalla: robusta e ben attaccata al tronco;
– Garrese: pronunciato;
– Dorso: può presentare insellatura;
– Lombi: muscolosi, ben attaccati alla groppa;
– Groppa: inclinata, mediamente sviluppata;
– Petto: correttamente sviluppato e muscoloso;
– Torace: poco profondo;
– Arti: robusti, sottili, asciutti con barbetta al nodello;
– Articolazioni: robuste, nette;
– Andature: energica, elastica ed agile;
– Appiombi: regolari;
– Piede: sano, resistente, ampio, pigmentato.
– Circonferenza torace: maschi 165, femmine 160
– Circonferenza stinco: maschi 19, femmine 18

DIFETTI CHE COMPORTANO L´ESCLUSIONE DAL REGISTRO ANAGRAFICO:
– Mantello: diverso da morello;
– Balzane: ammesse limitate tracce;
– Testa: ammessi pochi peli bianchi in fronte;
– Taglia: diversa dallo standard o comunque superiore a 148 cm

Lo Standard è stato definito da appositi Gruppi di Lavoro; sono stati effettuati i riscontri di campo e sono successivamente intervenute delibere di approvazione da parte della Commissione Tecnica Centrale
 
DATI STORICI:
Il Pony di Esperia è rappresentato da una popolazione la cui area originaria di allevamento comprende i Monti Aurunci ed Ausoni. Si tratta di animali in cui è evidente il risultato di una elezione naturale molto rigida, che ne ha plasmato le forme contenute e l´estrema rusticità. Si può anche sostenere un contributo genetico probabilmente remoto ed ormai ben integrato e stabilizzato di sangue orientale, riconoscibile nella finezza e distinzione dei soggetti più tipici.
 
La sopravvivenza di questa razza, in grado di utilizzare risorse foraggere difficilmente raggiungibili e comunque altrimenti erdute, appare come l´unica condizione per poter mantenere la presenza umana in territori che sembrano sempre più destinati all´abbandono e al degrado.
 
La sua mole ridotta ed il suo manto scuro hanno indotto alcuni studiosi di questa specie a far risalire le sue origini ai lontani secoli XI e X, quando le orde saracene, con le loro scorrerie, terrorizzavano, dai loro "covi" sul Garigliano, le terre di Marittima e Campagna. E' indubbia infatti la somiglianza con i tenacissimi cavalli arabi, piccoli di mole e neri di manto.
 
Nel corso dei secoli il PONY venne usato per lo più per il trasporto, sia trainando carretti, sia legandogli addosso vari merci e contenitori. La convenienza economica del PONY era dovuta alla sua natura estremamente parca, all'utilizzo che se ne faceva ed infine alla macellazione.

Il pony fu chiamato DI ESPERIA grazie al barone Ambrogio Roselli di Esperia che, in una superfice montana di oltre duemila ettari, ne allevò la specie e la selezionò, connotandola in maniera precisa ed inequivocabile.

L'avvento della motorizzazione di massa ed il benessere del dopoguerra ha praticamente messo fuori mercato il PONY che non trova più evidentemente la sua convenienza nel trasporto ed anche la macellazione ha visto restringersi le sue possibilità.
 
Dopo la drastica diminuzione di capi dovuta alla guerra (ha subito durissime perdite sia durante la campagna di Cassino, sia dopo, quando veniva utilizzato come "scopritore" di mine e di bombe inesplose) il pony avrebbe rischiato persino l'estinzione se alcuni irriducibili amatoriallevatori non lo avessero preservato da questa ingloriosa fine.

Oggi gli esemplari esistenti in Ciociaria superano appena le duecento unità (è difficilissimo il censimento, data la sua particolare vivacità), un numero evidentemente ancora a rischio.
 
Il suo merito principale, nel suo recentissimo passato, è stato quello di aver popolato un ambiente impossibile, quale ad esempio le estensioni "lunari" di monte Cairo, ed aver permesso ad animali come il lupo di sopravvivere, grazie al "sacrificio" di un buon 40% annuo dei nuovi puledri.

Il carattere vivace ma allegro, persino bonario, consente al "Pony Ciociaro" di prefigurarsi un futuro meno duro e difficile nel campo dell'equitazione da svago: è possibile valorizzare il pony inserendolo nei circuiti dei pony club nazionali ed internazionali assicurandogli un sicuro successo in virtù delle sue caratteristiche morfologiche molto diverse da quelle del pony tradizionale: questa sua distinsione ne favorirebbe l'immediata conoscibilità e dunque uno specifico, peculiare mercato proprio.

C.N.R., (1997) "Atlante etnografico delle popolazioni
equine ed asinine italiane".


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