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24 Settembre 2023

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Sempre nel tema: Hunter

Tratto dall’ Annuario dati sull’Equitazione 1997 a cura di Mario Cassinelli:
dove il Prof. Carlo Faillace parla degli hunter…

 

…i concetti che ho espresso per sommi capi faranno certamente sorridere tanti di quei tangheri che fanno gli istruttori, poiché l'ignoranza fa schernire ciò che non si conosce e non si capisce.

 

Sono, però, ben noti e applicati all'estero.

 

Con tratti brevi ho disegnato uno schizzo di un istruttore-maestro come lo sei stato tu, almeno per me. Poiché tu fosti e ancora rappresenti un esempio di ciò che Pinerolo ha creato, sono sicuro che quegli stessi principi ed insegnamenti che hanno formato te e altri, sono ancora presenti nella Scuola di Cavalleria, forse come retaggio non debitamente apprezzato. Ritengo, perciò, che, in mancanza di meglio, questa sia l'istituzione capace di affrontare il difficile compito di formare i futuri istruttori di equitazione in Italia, sempre che orgogli testardi e puerili non impediscano di accettare l'evoluzione dell'istruzione. Non escludo, peraltro, che ciò possa essere fatto anche da una struttura civile, ma questa dovrebbe affrontare delle difficoltà notevoli e poi c'é di che essere scettici sulla capacità organizzativa degli italiani.

 

Ricordi quando tu ed io, nel 1975, organizzammo a Macerata, negli impianti del dottor Giulio Marchesini il primo concorso ippico con la formula del "Hunter Seat Equitation"? La nostra esperienza americana, tu istruttore di equitazione per cinque anni in Canada e io trasferito in California, ci aveva suggerito l'idea. Fu un successo e in un articolo, pubblicato sullo "Sperone" a firma Dimt, la manifestazione venne giudicata come una splendida lezione di equitazione.



Da quel che so, quella, purtroppo, e stata la prima e l'unica volta che in Italia si é organizzata una vera (Gara di Hunter Seat Equitation). Per quanto io abbia, in seguito, perorato l'adozione della formula, non sono riusciti a farne altro che una specie di caricatura che chiamano "categoria di equitazione", riservata ai meno esperti.



Nel 1984 pubblicai un articolo che spiegava in cosa consistesse e quali fossero i vantaggi dell' Hunter Seat Equitation, formula apprezzata e adottata in tutto il mondo. Non é servito a nulla. Da qualche parte circolò il libro di George Morris "Hunter Seat Equitation", ma era in versione originale e dato che non leggono neppure la marca della carta igienica, a meno che non sappiano che all'interno del rotolo sta scritto il loro nome, figuriamoci chi mai si sarebbe preso il disturbo di leggere un libro in inglese.

Chi di dovere avrebbe potuto farlo tradurre, ma questa é una iniziativa che richiede un livello culturale specifico che i fatti dimostrano di no esistere. Permane, così, l'uso limitato della categoria "di equitazione che, più che altro, sta a provare quella incredibile capacità italiana di prendere una buona idea e farne polpette.

 

"Bisogna affrontare le cose con un po' di umiltà.", diceva Piero D'Inzeo anni fa riferendosi alla necessità di copiare quello che altri avevano fatto e stavano facendo. Bisogna, infatti, copiare e saper copiare. Ciò non ha nulla di riduttivo: basta pensare agli antichi romani, che furono grandi copiatori. Non é neppure difficile: non ci si deve inventare nulla. Basta prendere il Rule Book dell'American Horse Show Association, fare tradurre correttamente i regolamenti che riguardano le varie categorie con la formula del Hunter Seat Equitation e poi (ma qui ti voglio!) applicare Per chi non ha un minimo di cultura equestre non é difficile capire quanto sia positiva l'adozione di questa formula.



L'obiettivo principale del Hunter Seat Equitation non é solo quello di superare gli ostacoli di un percorso, ma di come essi vengono superati. Ciò che interessa é lo stile, in relazione tanto al cavallo che al cavaliere e il giudizio viene espresso sia per il comportamento sugli ostacoli che per quello in piano. i percorsi tendono a sviluppare la sensibilità del cavaliere. Il giudice deve tenere conto di questa sensibilità, della dolcezza degli interventi e della morbidezza dell'assetto.

 

La maggioranza di quelli che compiono un buon percorso viene richiamata in campo per dimostrare come il cavallo lavora in piano.

 

Naturalmente c'e molto di più, perché la formula si articola i varie categorie. Anche da questi pochi concetti, però, e facile capire che la sua adozione é il cammino sicuro per conseguire nei cavalieri una tecnica che abbia una solida formazione di base.

 

La squadra ufficiale degli Stati Uniti é composta da cavalieri che coltivano esclusivamente la tecnica equestre, disprezzando le prestazioni a base di istrionismo e di temerarietà. Molti osservatori dell'equitazione internazionale considerano lo stile americano dell'equitazione di salto ostacoli come quello più efficace e più seducente.

 

L'adozione di questa formula dovrebbe riguardare la maggioranza delle categorie di un concorso nazionale di salto ostacoli e quasi la totalità quelle dei concorsi regionali o interregionali.

 

Nel concorso ippico Tampa, Florida, ad esempio, su un totale di 125 categorie ben 90 sono state destinate al Hunter Seat Equitation e dei 1500 cavalli iscritti circa 800 erano " hunters".

 

Per il bene dei cavallo questa formula andrebbe decisamente imposta. Si deve mettere fine a quei percorsi offensivi, compiuti all'arrembaggio sugli ostacoli e nefasti per il cavallo. L'equitazione dovrebbe essere uno spettacolo armonioso. Anche il fattore competitivo va mantenuto in un giusto equilibrio senza eccessi, in attesa di una civiltà più evoluta l'abolisca del tutto, poiché vi e coinvolto, molto suo malgrado, un animale al quale tale competitività non interessa affatto. "Dove c'e competizione gli uomini oltrepassano tutti i limiti della assennatezza e della pietà.", ha scritto Robert Mauvy. Alle varie Tisifone, Aletto e Megera, inoltre, le quali hanno il delicato compito di istruire i bambini che frequentano i Pony Club, vanno ricordate le parole dei colonnello Guy Cubitt, fondatore del Pony Club: "Tutta questa competizione alla quale i ragazzi oggi si dedicano e la miglior cosa al mondo per insegnare loro l'egoismo, le cattive maniere e una povera equitazione."

 

Paradossalmente, in questo mondo che gli ruota intorno e che dovrebbe essere mosso dall'amore per lui, LA VITTIMA E' PROPRIO IL CAVALLO, SACRIFICATO SULL'ALTARE DELLA VANITA, DELL'INTERESSE, DELL'IPOCRISIA E DELL'EGOISMO…

G. Buttafuoco

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