2 Febbraio 2023

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Il grande campione Piero D’Inzeo si è spento il 13 febbraio a Roma all’età di 90 anni, a tre mesi dalla morte del fratello Raimondo

I due fratelli hanno formato per anni una coppia invincibile, regalando all’Italia grandi emozioni

Piero D'Inzeo, il grande campione si è spento il 13 febbraio a Roma all'età di 90 anni, ha partecipato a otto Olimpiadi conquistando due argenti e quattro bronzi.


A tre mesi dalla morte del fratello Raimondo avvenuta il 15 novembre scorso a 88 anni, i due fratelli hanno formato per anni una coppia invincibile, regalando all'Italia grandi emozioni. Piero e Raimondo si possono certamente considerare punto di riferimento della storia dell'equitazione Italiana.


Piero D'Inzeo (Roma, 4 marzo 1923 – Roma, 13 febbraio 2014) è stato un ufficiale dell'arma di cavalleria e cavaliere italiano. Di famiglia molisana, con il fratello minore Raimondo D'Inzeo (1925-2013), anch'egli cavaliere, ma nelle file dell'Arma dei carabinieri, con il grado di generale di divisione, ha formato la coppia dei "fratelli invincibili" dell'equitazione italiana.

 

Figlio di un sotto ufficiale di Cavalleria, il maresciallo Costante, istruttore di entrambi i suoi ragazzi. Nel 1946 debutta a Piazza di Siena, concorso che vincerà sette volte, più di ogni altro cavaliere.

 

Nel 1948 partecipa alla prima Olimpiade nel salto ostacoli, otto anni più tardi a Melbourne arriva la prima medaglia: Piero, in sella ad Uruguay, conquista il bronzo individuale nel salto a ostacoli e l'argento a squadre con il fratello Raimondo. A Roma nel '60 è argento su The Rock. In carriera arriverà a otto partecipazioni olimpiche, l'ultima a Montreal nel 1976, con 2 argenti e 4 bronzi in bacheca.

 

Con sette titoli al Concorso ippico internazionale "Piazza di Siena" è il cavaliere più vincente di sempre in questa manifestazione.
Successivamente Piero D'Inzeo è stato presidente del Circolo ippico "Il Tricolore", mossiere in due edizioni del Palio di Siena e istruttore di Natale Chiaudani e di molti altri rinomati cavalieri.
 

 

 


Leggi anche l'intervista A Piero D'inzeo di Giovanna Binetti

http://www.ilportaledelcavallo.it/articolo.asp?id_articolo=36



Raimondo D'Inzeo

Raimondo D'Inzeo (Poggio Mirteto, 8 febbraio 1925 – Roma, 15 novembre 2013[1]) è stato un cavaliere italiano, ufficiale dei Carabinieri, laureatosi campione olimpionico ai Giochi olimpici di Roma 1960 e due volte campione del mondo nel 1956 e nel 1960.


Con otto presenze ai Giochi olimpici, è l'atleta italiano che vanta il maggior numero di partecipazioni, alla pari con il fratello Piero e con Josefa Idem (che però ha disputato le prime due Olimpiadi sotto la bandiera della Germania Ovest).


Raimondo e il fratello maggiore Piero D'Inzeo, anch'egli cavaliere e ufficiale di cavalleria con il grado di colonnello, sono stati i primi atleti a partecipare a otto edizioni consecutive dei Giochi olimpici, dal 1948 al 1976.

 

In campo internazionale, i due sono stati chiamati "i fratelli invincibili" dell'equitazione italiana. Hanno partecipato vittoriosamente a numerose gare in Italia e all'estero e il loro punto di maggior gloria è stato quello raggiunto nei Giochi Olimpici del 1960, a Roma, quando Raimondo conquistò la medaglia d'oro e Piero la medaglia d'argento nel Gran Premio di salto ostacoli.

 

È stato inoltre portabandiera azzurro ai Giochi della XIX Olimpiade di Città del Messico del 1968.
In totale ha conquistato un oro, due argenti e tre bronzi olimpici, a cui si aggiungono due ori, un argento e un bronzo mondiali.

 

Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri fino al grado di colonnello, quindi generale di divisione del ruolo d'onore, nella sua carriera militare è stato comandante del Gruppo Squadroni "Pastrengo", autore di numerosi Caroselli storici dell'Arma dei Carabinieri e in seguito primo Comandante del Centro Ippico del 4º Reggimento Carabinieri a Cavallo e cavaliere italiano, specialista nella disciplina del salto ostacoli.
Cessata l'attività agonistica, è stato Presidente Onorario del 4º Reggimento Carabinieri a Cavallo.

 

È ricordato anche per aver guidato una carica a cavallo, ordinata in seguito alle violente manifestazioni del 6 luglio 1960, a Roma, in piazza di Porta San Paolo. In seguito agli scontri, ci furono diversi feriti, tra cui deputati e senatori del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano.
 


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