19 Maggio 2022

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Diego Rodriguez de Silva y Velazquez – Il Pittore del Re – Horse Power XIII

Siamo in Spagna nella prima metà del Seicento, la corte è quella di Filippo IV d’Asburgo. I fasti, la potenza, la gloria di un regno destinato al declino sopravvivono grazie all’arte di Velazquez. Ritratti a cavallo della famiglia reale, pose maestose, vesti sontuose e atmosfere preziose

 

 

Chi avesse ricevuto l’onore di varcare la soglia del Palacio Real del Buen Retiroa Madrid, si sarebbe trovato di fronte ad uno dei luoghi più sontuosi eretti durante il regno di Filippo IV d’Asburgo (1605-1665), nipote del più austero Filippo II, celebre sovrano della Spagna del siglo de oropassato alla memoria dei posteri per la sua politica di governo disonesta e corrotta, fatta di lusso e dello sfarzo più ostentato, di donne, di caccia, di banchetti e d’arte. La grandiosa architettura (purtroppo parzialmente distrutta nel 1808 durante l’assedio delle truppe napoleoniche) venne infatti costruita per iniziativa del conte-duca des Olivares, don Gaspar de Guzmán y Pimental, primo ministro e favorito del sovrano, al quale donò alcuni terreni affinché vi creasse uno spazio per gli ozi di corte. Non è un caso, dunque, che proprio il primo pittore del re, DiegoRodríguez deSilva yVelázquez (1599-1660), fosse chiamato a realizzare alcune opere d'arte a decoro del salone di rappresentanza della reggia, il Salon dei Reinos, che perlappunto arricchì seguendo un preciso programma iconografico comprendente l'affresco della volta — decorato con grottesche dorate e simboli araldici — e numerosi dipinti, tra i quali la celebre tela a soggetto storico La resa di Breda(Madrid, Museo del Prado) e l’originale serie dei Ritratti equestri della famiglia reale (ibidem), tutti volti alla celebrazione dei fasti e delle glorie di una monarchia ormai avviata verso un’inesorabile declino.

Espressione di potenza e di dominio, Velázquez recupera la tradizione del monumento equestre classico interpretandolo pittoricamente in una moderna parata dei protagonisti della monarchia spagnola: Filippo III e Filippo IV, Margherita d’Austria e Isabella di Borbone, il piccolo Baltasar Carlo e il conte-duca de Olivares, tutti ritratti in posa trionfante a cavallo di nobili destrieri impennati alla “barocca”, stagliati su luminosi e chiari paesaggi en plen airdella sierra spagnola, appena abbozzati ma ricchi di un intenso valore atmosferico ed emozionale.

Presso le scuderie della reggia del Buen Retiro il pittore ebbe certamente occasione di ammirare e studiare da vicino i cavalli del re, molto spesso incroci con cavalli di razza araba, conosciuti soprattutto per la loro bellezza, il temperamento e il portamento fiero ed elegante; lo splendido studio Cavallo bianco, la rappresentazione dal vero di un destriero visto da dietro nell’atto di impennarsi, ci restituisce, infatti, tutta la forza e il vigore della muscolatura nerboruta dell’animale. Seguendo una rigida gerarchia, il primo ritratto realizzato da Velázquez fu quello del re Filippo IV, raffigurato in una posa fiera e altezzosa durante la difficile esecuzione della corvetta, un esercizio che vedeva il cavallo impennato sulle zampe posteriori e che, pertanto, richiedeva al fantino massima abilità e concentrazione. Proprio per questa valenza, in età barocca questo esercizio divenne ben presto simbolo della potenza sovrana, metafora della capacità del regnante di governare ribellioni e furie animalesche del popolo o dei nemici. Diversamente dalla precedente produzione ritrattistica, in questa grande tela fatta di colore, aria e luce, Velázquez impiega brevi e sintetiche pennellate per creare le forme e i volumi delle figure stagliate su di un limpido paesaggio dai toni freddi e dall’ampio respiro alla maniera dei fiamminghi. L’impianto formale e compositivo è una palese citazione di una tela di Tiziano, il Ritrattoequestre di Carlo V a Mühlberg(Madrid, Museo del Prado), dipinto entrato nelle collezioni reali spagnole nel 1627 e che Velázquez seppe magistralmente interpretare e rendere attuale.

All’effige di Filippo IV seguiva quella del padre (probabilmente di mano di un assistente dell’artista), il Ritratto equestre di Filippo III, deceduto nel 1621. L’ex sovrano è colto nella stessa posa trionfante ma stavolta resa ancor più animata dalle crini del cavallo mosse dal vento; un ritratto tutto giocato sui toni del grigio, dell'argento e dell'oro (si vedano i riflessi delle preziose decorazioni del cavallo), dai quali emerge la fascia rossa del re a incorniciare la fierezza e la supponenza del chiaro e luminoso volto reale.

Godettero dello stesso prestigio anche le due regine, Isabella di Borbone, prima moglie di Filippo IV, e Margherita d’Austria, consorte del defunto re Filippo III, ritratte in groppa al cavallo per questa raffinata sfilata. Sempre di mano degli allievi del pittore, le due nobili dame sono ritratte nella medesima posa: entrambi i cavalli avanzano lentamente con passo elegante verso l’osservatore; la zampa sinistra alzata, fa scivolare dolcemente sull’animale le pesanti e preziose vesti damascate delle dame che coprono, quasi per intero, lo splendido animale.

A compendio della serie, il ritratto del figlio della coppia reale, il principe Baltasar Carlos (1634-1635), considerata una delle opere più riuscite della piena maturità dell'artista. Dal paesaggio della sierra azzurra e innevata della Maliciosa, emerge la luminosa figura del bimbo in abito regale intento ad impennare il cavallo. L’animale è colto frontalmente, la pancia del ginnetto è totalmente in vista, in un'ardita prospettiva dovuta alla collocazione originaria del dipinto, pensato come sovraporta per uno degli ingressi del Salone. L'effetto ottenuto dal pittore è di vero movimento, tanto che il cavallo pare addirittura uscire dalla tela per andare incontro all'osservatore mostrando, come il principe, i simboli del potere: la corona tra le crini, la cavezza intagliata dorata, un prezioso decoro sul petto. Due anni più tardi, Velázquez — insieme al genero Juan Bautista Martìnez del Mazo (1610/15-1667), anch’egli pittore — ritrarrà nuovamente il giovane Baltasar impegnato a impennare il proprio destriero al cospetto del re, della regina e del conte de Olivares che, con sguardo di approvazione, ne ammira l’audacia e il coraggio (El príncipe Baltasar Carlos en el picadero). Un’ultima grande opera conclude questo meraviglioso ciclo: è il Ritratto equestre del conte-duca de Olivares. Con questo dipinto, Velázquez eleva al rango dei regnanti il conte, un onore che solitamente era riservato ai soli capi di stato: qui la resa delle espressioni raggiunge il suo apice, quando il pittore, raffigurando l’Olivares in abito da feldemaresciallo, con corazza, cappello piumato e bastone del potere stretto nella mano, in groppa ad un maestoso cavallo, si accinge a balzare verso l’interno del dipinto, verso un paesaggio in cui si intravede una battaglia, in un chiaro omaggio alle doti militari dell’uomo che aveva sempre condotto con valorosa gloria e generoso sprezzo del pericolo l’esercito reale in numerose vittorie.



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Francesca Tamanini
Horse Power


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